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SVIZZERA
29.09.20 - 10:090
Aggiornamento : 12:59

Covid, ecco chi ha lavorato di meno

La settimana lavorativa in Svizzera è scesa a 28 ore in media, durante il lockdown. Ma con differenze nei vari settori

BERNA - Forte calo dell'attività lavorativa nel secondo trimestre, sulla scia delle restrizioni legate al coronavirus: la durata di lavoro settimanale effettiva per persona occupata è infatti scesa (su base annua) del 9,5% a 28,4 ore. Particolarmente toccato è stato il settore alberghiero e della ristorazione.

Per quanto riguarda gli occupati a tempo pieno, il dato è sceso a 35,2 ore, ovvero dell'8,9% in confronto allo stesso periodo dell'anno precedente, ha indicato oggi l'Ufficio federale di statistica (UST). Si è di fronte alle flessioni maggiori mai rilevate da quando sono disponibili dati trimestrali, cioè dal 2010, sottolineano i funzionari di Neuchâtel. Se il numero medio di giorni di vacanza non fosse diminuito della metà nello stesso periodo (da 4,2 a 2,0 giorni) la contrazione sarebbe stata ancora più marcata.

La flessione ha toccato più le donne (-11%) che gli uomini (-8%), più gli indipendenti (-14%) che il personale sotto padrone (-9%), più le persone con figli di età compresa tra 0 e 6 anni (-12%) che i genitori di prole fra i 7 ai 14 anni (-9%) o le persone senza figli al di sotto dei 15 anni (-8%).

Il calo maggiore è stato registrato per il ramo dell'alloggio e della ristorazione (-54%), seguito dal comparto attività artistiche e di intrattenimento (-23%), nonché dal commercio (-17%). Le flessioni minori sono state registrate dall'amministrazione pubblica (-2%), finanze e assicurazioni (-3%) e istruzione (-4%). L'agricoltura marcia sul posto (+0,1%).

La durata media settimanale delle assenze dovute al lavoro ridotto è notevolmente aumentata, passando da 0,1 a 2,4 ore per persona. Per quanto riguarda i problemi di salute la progressione è contenuta, da 1,0 a 1,2 ore. Le assenze per vacanza sono nettamente diminuite, da 2,2 a 1,0 ore, mentre quelle dovute a servizi militari o civili, congedi maternità/paternità, maltempo, conflitti di lavoro e doveri personali o familiari hanno subito poche variazioni. Infine, per le assenze dovute ad altri motivi - ad esempio lavoratori indipendenti che hanno ridotto la loro attività a causa del coronavirus - è stata registrata una progressione molto marcata, da 0,1 a 1,6 ore.

L'UST segnala anche un forte aumento del lavoro a domicilio delle persone dipendenti, sia per gli uomini che per le donne: il fenomeno ha interessato - almeno occasionalmente - il 44% delle maestranze, contro il 29% del secondo trimestre 2019. A livello settoriale le quote maggiori di personale a casa hanno interessato i servizi d'informazione e comunicazione (87%, +24 punti percentuali) , l'istruzione (79%, +11 punti) e le attività finanziarie e assicurative (77%, +46 punti). Al contrario i valori minori sono stati rilevati nei comparti sanità e assistenza sociale (27%, +6 punti), costruzioni (19%, +7 punti), agricoltura (14%, -0,1 punti), nonché alloggio e ristorazione (13%, -1 punto).

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