Keystone
SVIZZERA
02.09.20 - 09:040

Swiss dice no alla quarantena, meglio i test

Per la compagnia aerea la situazione attuale è insoddisfacente a causa delle molteplici norme in vigore in Europa.

Anziché la quarantena a fine viaggio, per Swiss sono necessarie verifiche all'ingresso (test Covid-19).

ZURIGO - Sottoporre tutti i passeggeri dei voli in arrivo in Svizzera a test Covid-19, invece che mandarne una parte in quarantena: è quanto propone la compagnia aerea Swiss, che preme affinché possa tornare fra i viaggiatori un clima di fiducia favorevole agli affari.

«È una situazione molto difficile per Swiss e per l'intero settore aereo», afferma Tamur Goudarzi Pour, responsabile commerciale presso il vettore aereo, in un'intervista pubblicata oggi dal Blick. «La pandemia ha colpito tutti noi duramente. La nostra sfida più grande ora è quella di ricostruire la stabilità e la fiducia. Allo stesso tempo, dobbiamo essere molto flessibili e adattare il nostro programma di volo praticamente ogni giorno, poiché le regole di quarantena e le norme di ingresso dei paesi sono in costante evoluzione».

Secondo il manager tedesco la situazione attuale è insoddisfacente. «Abbiamo urgente bisogno di regole e condizioni uniformi, almeno in Europa, e non di un caos come quello cui ci troviamo di fronte ora. Le persone sono confuse dalla diversità di norme e regolamenti che si applicano in relazione al virus, quando si viaggia».

La compagnia aerea controllata da Lufthansa dice quindi sì ai test e no alle quarantene. «Siamo a favore delle verifiche all'ingresso, in quanto queste rappresentano delle misure che riducono il rischio di proliferazione del virus consentendo al contempo di viaggiare in modo ordinato», spiega Goudarzi Pour.

E chi paga? «Sono attualmente in discussione delle soluzioni. Dal nostro punto di vista è chiaro che la responsabilità deve essere condivisa ed è per questo che ci si sforza di stabilire delle collaborazioni con gli aeroporti e con fornitori di servizi medici», risponde il 50enne.

Swiss si è posta come obiettivo di tornare entro fine ottobre al 40% delle capacità pre-Covid e all'85% delle destinazioni. Al momento sul primo punto si è raggiunto il 30%: ma se la situazione si aggraverà ulteriormente sarà necessario più tempo del previsto, spiega lo specialista. La società è soddisfatta in relazione ai coefficienti di occupazione sui voli europei (70%), meno per quanto riguarda i collegamenti intercontinentali: in quest'ambito si punta però sul trasporto di merci.

«È importante capire che il fattore di carico dell'aereo non dice nulla sul rischio d'infezione: volare con Swiss è sicuro anche ai tempi del coronavirus», sottolinea il dirigente con radici iraniane. «L'aria negli aerei è molto pulita: viene cambiata ogni due o tre minuti. Inoltre scorre dall'alto verso il basso, quindi non è distribuita in tutta la cabina. Il rischio di essere infettati è molto basso. Finora non si è verificato alcun caso provato d'infezione da Covid-19 a bordo di velivoli dell'intero gruppo Lufthansa».

Le condizioni del settore incidono sull'impresa anche a livello finanziario. «Dobbiamo risparmiare circa il 20% dei costi. E non guardiamo solo ai costi del personale, ma a tutti gli oneri. Attualmente stiamo avendo colloqui con le parti sociali, anche sui modelli d'impiego a tempo parziale e sul pensionamento anticipato. L'obiettivo non può infatti essere raggiunto con il solo lavoro ridotto», osserva Goudarzi Pour.

Tagli dell'organico? «Il nostro obiettivo è ancora quello di mantenere possibilmente tutti i dipendenti. Ma questo non vale per tutte le posizioni. Da marzo non abbiamo sostituito i partenti», conclude.

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