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SVIZZERA
01.09.20 - 21:350
Aggiornamento : 23:40

Il congedo di paternità? «Ce lo possiamo permettere»

A tu per tu col direttore UFAS sulla proposta in votazione il prossimo 27 settembre

Per la soluzione è prevista una spesa annuale di 230 milioni di franchi

di Redazione
20 Minuten

BERNA - Il congedo di paternità di due settimane? La proposta elvetica, che passerà dalle urne il prossimo 27 settembre, piace alla maggioranza della popolazione. Ma non mancano i dubbi: c'è chi vorrebbe un congedo ben più lungo (l'iniziativa popolare puntava, per esempio, a quattro settimane) e chi ritiene che la misura non sia finanziariamente sostenibile.

Ecco dunque le considerazioni di Stéphane Rossini, direttore dell'Ufficio federale delle assicurazioni sociali (UFAS).

La Svizzera si trova confrontata con una crisi legata alla pandemia. L’economia fa fatica e anche le entrate delle organizzazioni sociali sono in calo. Proprio in questo momento la Svizzera opta per un nuovo progetto sociale per quanto riguarda il congedo di paternità. La votazione non arriva in un momento sbagliato?
«Non credo. La nascita di un bambino è un evento importante. È una cosa bella sia per le mamme che per i papà. La società ha iniziato a cambiare negli ultimi decenni. Le aspettative dei padri sono alte. Dobbiamo essere all'altezza di queste aspettative, motivo per cui è stata presentata l'iniziativa popolare che prevedeva quattro settimane di congedo paternità. Il Parlamento ha deciso due settimane nella controproposta. Lo sviluppo sociale è molto importante, si possono comprendere le aspettative dei padri. Non possiamo fare un confronto tra congedo di paternità e strumenti come AVS e AI. Le assicurazioni sociali sono molto ben strutturate. Certo, la crisi del coronavirus ha originato molti problemi. Cerchiamo di sviluppare soluzioni per questo. Abbiamo una soluzione completamente diversa per il congedo di paternità, in quanto non vi è alcun collegamento con la crisi legata alla pandemia o alla compensazione del reddito per i lavoratori autonomi».

Anche lei è genitore. Avrebbe desiderato un congedo di paternità?
«A causa del mio lavoro non ho potuto essere sempre presente dopo il parto. Uno degli obiettivi del congedo di paternità è chiaramente un migliore equilibrio tra lavoro e vita privata. Non è facile. Un altro obiettivo è compensare le disuguaglianze: ci sono padri che ricevono diversi giorni o addirittura settimane di ferie, mentre la stragrande maggioranza riceve uno o due giorni al massimo. Questa disparità di trattamento non è più ammissibile oggi».

Sono soprattutto le persone altamente qualificate che beneficiano dell’attuale situazione normativa?
«Sì. Quindi è ora importante trovare una regolamentazione uniforme per tutto il paese».

In altri paesi il congedo di paternità è più lungo. Possiamo definire la Svizzera arretrata da questo punto di vista nel confronto con la situazione internazionale?
«Sì. In Svizzera abbiamo sempre problemi con la politica familiare. Per molto tempo abbiamo fatto politica familiare solo attraverso gli assegni familiari. Poi abbiamo sviluppato gli asili nido. Ora la politica familiare sta facendo un altro piccolo passo. Ma è così: rispetto ad altri paesi, la Svizzera non è proprio in un’ottima posizione. Siamo un Paese federale e le molte competenze spettano ai Cantoni, il che rende difficile trovare una soluzione uniforme».

Qualcuno pensa che due settimane di congedo siano uno presa in giro. Non è troppo poco?
«Si tratta di una valutazione politica. L'iniziativa chiedeva quattro settimane. Abbiamo cercato un compromesso, proponendo due settimane. Dire che due settimane di congedo paternità sia uno scherzo mi sembra, tuttavia, un'esagerazione. Si tratta di qualcosa di fondamentale per le persone interessate. Oggi i padri di solito hanno solo un giorno o due di ferie. Il passo verso le due settimane è molto importante, anche per il rapporto tra padre e figlio. Ciò può anche ridurre la disuguaglianza tra le madri e i padri. Questo progresso non deve essere sottovalutato».

La madre ha diritto a quattordici settimane. I papà - qualora dovesse passare il sì - beneficerà di due settimane. Non avrebbe più senso prevedere un congedo parentale? Come giudica questo tipo di soluzione?
«È sicuramente qualcosa d'interessante. Ma non è questo il punto della politica oggi. Ci sono molti modelli interessanti in quest'area. Non dobbiamo dimenticare: la discussione è iniziata con l'iniziativa popolare per quattro settimane di congedo di paternità, ora abbiamo trovato una soluzione con due settimane. Naturalmente, anche dopo il voto, è necessaria un'ulteriore riflessione sui vari modelli».

I padri potranno prendersi questo congedo entro sei mesi. In Svezia invece un padre ha sedici mesi di ferie, da poter prendere fino a quando il bambino ha otto anni. Quali sono i vantaggi di un tale modello?
«Non voglio parlare dei pro e dei contro. C'è una visione completamente diversa dietro a questo modello. In Svezia e in altri paesi, le persone pensano alla politica familiare in modo del tutto differente rispetto alla Svizzera. Qui la politica familiare è spesso vista come una questione privata, in altri paesi è più un fatto pubblico. In Svizzera c’è sempre stata una lotta, con gli assegni familiari o il finanziamento degli asili nido e ora anche con il congedo di paternità. Gli avversari pensano che due settimane siano già troppe. Non è facile trovare una soluzione».

Cosa comporta il congedo di paternità in termini di parità. Le disparità salariali ad esempio verranno ridotte?
«Comporta che da un lato il padre ha una meravigliosa opportunità di trascorrere del tempo con suo figlio. Non dobbiamo sottovalutare questo aspetto. All'inizio della vita è molto importante che i genitori siano presenti. Oggi molti padri sono frustrati dal dover tornare a lavorare dopo due giorni. È importante ridurre le differenze tra le diverse soluzioni offerte dalle aziende. Una o due settimane di ferie sono eccezioni. Lo stipendio è garantito con il congedo di paternità, i padri ricevono l'80 per cento della paga durante queste due settimane».

Chi diventerà papà a dicembre potrà già approfittare dei benefici del sì?
«No, purtroppo per lui il nuovo congedo di paternità entrerà in vigore solo a gennaio 2021».

Se si diventa papà di due gemelli, il congedo raddoppierà?
«No, ci saranno sempre e solo due settimane di ferie».

I partiti di destra e le associazioni di categoria hanno lanciato un referendum contro le due settimane di ferie parlando di “vacanza gratuita per pochi”. È così?
«No. Come è stato detto più volte le prestazioni costano 230 milioni di franchi all'anno e possiamo affrontare questa spesa senza problemi. È anche un vantaggio per le PMI: senza un congedo di paternità regolamentato dalla legge, spesso non possono offrire alcun congedo ai propri dipendenti. Ciò aumenta l'attrattiva delle PMI svizzere».

Quanto saranno gli oneri amministrativi?
«Dovrebbe riguardare all’incirca 90'000 pagamenti all'anno. Non è molto lavoro».

Il congedo paternità riguarda solo i padri biologici o anche quelli adottivi?
«I padri adottivi non ricevono alcun congedo».

Concludiamo con la crisi legata alla pandemia da Covid-19. In che misura il lockdown ha colpito le organizzazioni assistenziali?
«È molto, molto difficile fare stime accurate in questo momento. All'UFAS abbiamo fatto alcune stime e le abbiamo presentate al Consiglio federale. È chiaro: la situazione sarà difficile quest'anno e probabilmente lo sarà anche nel 2021 e nel 2022. Ci auguriamo che l'economia si riprenda in seguito. Facciamo stime ogni sei mesi. Ma vorrei che fosse chiara una cosa: le rendite come AVS, AI o prestazioni complementari non sono a rischio. Possiamo pagare questi servizi negli anni a venire. La popolazione deve avere fiducia in questo sistema. La sicurezza sociale in Svizzera è solida. Ma è già chiaro che diminuiranno i contributi dei datori di lavoro e dei dipendenti. L'economia dovrebbe riprendersi dopo il 2022. Ci sono già segnali positivi in tal senso. Ma se il virus persiste a lungo termine, tutto sarà più difficile».

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