Keystone - foto d'archivio
SVIZZERA
28.07.20 - 12:290

Primo bilancio del "sistema Svizzera": «Poca ricerca sui vaccini e ritardi tecnologici»

Le Temps mette a confronto André Kudelski e Matthias Egger. Ed entrambi concordato sue due "punti deboli".

«I margini sui vaccini non sono molto elevati e il settore si è orientato verso ambiti più prevedibili. Serve un sistema di sorveglianza delle malattie infettive che integri le informazioni cliniche e biologiche in tempo reale».

BERNA - La crisi sanitaria ed economica della pandemia Covid-19 ha rilevato grossi punti deboli del "sistema Svizzera". I "capi" della ricerca fondamentale pubblica e dell'innovazione nel settore privato elvetico concordano su almeno due di essi: il disinteresse dell'industria farmaceutica per le malattie infettive e un grosso ritardo nella digitalizzazione in tutti i settori.

Egger vs. Kudelski - Il quotidiano romando Le Temps ha voluto tastare il polso, per un primo bilancio della crisi, ai due principali dirigenti di organizzazioni di ricerca in Svizzera. Nella sua edizione odierna pubblica un'intervista-confronto tra Matthias Egger, direttore del Fondo nazionale svizzero per la ricerca scientifica (FNS), e André Kudelski, che presiede ai destini di Innosuisse, l'Agenzia svizzera per la promozione dell'innovazione.

L'industria trascura le malattie infettive - Il diverso profilo dei due "capi" della ricerca elvetica si traduce in giudizi diversi sulla gestione della crisi del coronavirus da parte della Svizzera, con Kudelski più indulgente nei confronti delle autorità politiche. Ma alcune pecche di fondo sono riconosciute da entrambi. «In generale, le malattie infettive hanno perso l'interesse dell'industria farmaceutica», deplora Egger, che spiega: «È vero che i margini sui vaccini non sono molto elevati. Quindi conviene sviluppare un medicamento anticancerogeno per i paesi ricchi». «Visti gli enormi investimenti necessari, il settore si è effettivamente orientato verso ambiti più prevedibili», gli fa eco Kudelski.

Digitalizzazione: cambiare paradigma - L'imprenditore vodese denuncia anche il ritardo nella digitalizzazione. «Stiamo vivendo uno sconvolgimento tecnologico profondo. In generale non ci si è ancora resi conto che non si tratta semplicemente di convertire un'attività analogica in digitale, ma che è il modo di concepire le cose che bisogna cambiare "pensando" in modo digitale».

Kudelski fa un po' di autocelebrazione, ricordando un progetto sviluppato in joint venture con il distributore bernese di medicinali e dispositivi medici Galenica già alla fine degli anni Novanta: un dossier elettronico dei pazienti con standard di sicurezza elevati, mai adottato però dal mercato.

Con Egger, che fa altri esempi, la sintonia è totale. «Dovremo istituire un sistema di sorveglianza delle malattie infettive rilevanti che integri le informazioni cliniche e biologiche in tempo reale, ma anche un sistema digitale ed efficace per il tracciamento dei contatti. Nella ricerca clinica dovremmo poter reclutare rapidamente persone in uno studio e ottenere il loro consenso per via digitale, ciò che non è ancora possibile».

SwissCovid: "scienziati latitanti" - Quanto alle reticenze della popolazione nei confronti di SwissCovid, l'applicazione ufficiale di tracciamento dei contatti della Svizzera, Egger fa mea culpa. «Neanche noi scienziati siamo stati bravi quando si è trattato di rassicurare la popolazione sulla questione della protezione dei dati».

FNS e Innosuisse, entrambi dotati di fondi pubblici, hanno missioni e funzionamenti diversi. Il primo finanzia prioritariamente ricerca squisitamente accademica, la seconda progetti che sono frutto di collaborazione tra imprese private ed enti pubblici di ricerca, come le università, le scuole universitarie professionali e i politecnici.

Tramite la presidenza di Innosuisse di fatto Kudelski, che dirige anche la multinazionale tecnologica che porta il suo nome con sedi a Cheseaux (VD) e Phoenix (Arizona, Usa), controlla il sostegno dello Stato federale al settore ricerca e sviluppo (R&S) delle imprese elvetiche. Egger è più noto al pubblico per il suo ruolo di presidente della Task Force Covid-19 della Confederazione, che ha lui stesso costituito. L'epidemiologo bernese si è fatto conoscere per la libertà di tono che si è concesso criticando le decisioni di allentamento del semiconfinamento da parte del Consiglio federale. Questi dissapori lo hanno del resto indotto a lasciare la guida del gruppo di esperti, con effetto al 31 luglio. Rimarrà comunque membro dell'unità.

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