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SVIZZERA
22.05.20 - 06:360
Aggiornamento : 10:30

«La pandemia ci ha mostrato che si può fare tv pubblica con meno mezzi»

Si concretizza l'aiuto urgente per i media privati. E per la SSR è prevista una maggiore fetta del canone

BERNA - I media soffrono, ma da parte dei cittadini c'è sete d'informazione (soprattutto gratuita). Lo si constata in particolare dall'inizio della pandemia, che per il settore ha segnato una forte crescita della fruizione. Allo stesso tempo, però, l'emergenza Covid-19 ha ulteriormente acuito il calo degli introiti pubblicitari in atto già da tempo. E aiuti sono stati chiesti da più parti, anche dall'associazione nazionale Schweizer Medien, per bocca del presidente Pietro Supino. La consigliera federale Simonetta Sommaruga avrebbe voluto sostenere con 78 milioni di franchi il settore dei media, proposta che però è stata respinta dalla «netta maggioranza del Consiglio federale».

Tuttavia per rispondere ai bisogni di un settore in seria difficoltà la Confederazione ha dato seguito a due mozioni che prevedono un contributo di quasi sessanta milioni di franchi. Si tratta in particolare di soldi destinati alle emittenti radiotelevisive private e alla Posta per il trasporto gratuito dei giornali per sei mesi.  Sul fronte dei media elettronici, la Confederazione si assume inoltre per sei mesi i costi fatturati dall'agenzia Keystone-ATS.

La radiotelevisione pubblica - Il calo degli introiti pubblicitari tocca anche la radiotelevisione pubblica SSR, che per questo motivo a partire dal prossimo anno riceverà 50 milioni in più dal canone. Canone che allo stesso tempo per i cittadini scenderà da 365 a 335 franchi. Un contributo che - in una recente intervista alla NZZ - il direttore generale SSR Gilles Marchand ha giustificato, spiegando che nonostante la diminuzione degli introiti, il mandato dell'azienda è rimasto invariato.

Ma durante l'emergenza Covid-19, si legge ancora nell'intervista, le emittenti radiotelevisive SSR hanno saputo adattarsi rapidamente alla nuova situazione, riuscendo anche a fornire delle produzioni meno impegnative. In più, va ricordato che la SSR, come altri settori, ha beneficiato del lavoro ridotto, un finanziamento che è andato a sommarsi a quello del canone.

L'informazione? «Si può fare con mezzi ridotti» - «Questa è la dimostrazione che gran parte di ciò che è stato detto durante la campagna contro l'iniziativa “No Billag” è falso». Così Alain Bühler, vicepresidente dell'UDC ticinese e all'epoca presidente del comitato cantonale a sostegno di “No Billag”, che sottolinea: «La pandemia ci ha mostrato che è possibile fare informazione anche con mezzi ridotti». Basti pensare ai collegamenti Skype per le interviste a persone in ogni luogo del mondo.

Il canone scenderà, ma la SSR beneficerà di un contributo maggiore. «È assurdo» afferma ancora Bühler, secondo cui ulteriori 50 milioni «non spingeranno mai l'azienda radiotelevisiva di Stato a riorganizzarsi e a ridurre gli sprechi. Anzi, è un incentivo a continuare sulla medesima linea a spese dei contribuenti».

Per il vicepresidente UDC l'obiettivo resta quello di un canone a 200 franchi. E aggiunge: «La radiotelevisione svizzera è destinata, in futuro, a fornire esclusivamente informazione, cultura e approfondimenti: l'intrattenimento, i film e le serie televisive saranno sempre più ad appannaggio delle piattaforme di streaming». Piattaforme come Netflix, Disney+ & Co che «durante questo periodo di quarantena hanno conosciuto un boom senza precedenti anche alle nostre latitudini».

Bühler propone anche una formula per il futuro della radiotelevisione pubblica: informazione, approfondimento e cultura finanziati con il canone a 200 franchi, mentre tutto il resto esclusivamente con la pubblicità o altre entrate.

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