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BERNA
08.06.19 - 10:260

Accordo quadro: la stampa loda il Consiglio federale per la sua decisione

È vero che restano ancora diverse questioni aperte, ma il governo ha «infine» un piano «intelligente» e «astuto»

BERNA - La tattica del Consiglio federale sull'accordo quadro con l'Unione europea (UE) è ben accolta dalla stampa svizzera. È vero che restano ancora diverse questioni aperte, ma il governo ha «infine» un piano «intelligente» e «astuto». Dopo la discussione politica nazionale l'esecutivo dispone ormai di un mandato più forte che mai.

Le reazioni - I commentatori accolgono positivamente la chiara decisione di ieri del Consiglio federale. La Svizzera «ha finalmente definito cosa vuole e cosa no, e sembra pronta ad assumersi le conseguenze», scrivono i giornali romandi del gruppo Tamedia. Il governo appoggia l'accordo quadro negoziato con l'UE, ma prima di sottoscriverlo esige precisazioni sulla protezione dei salari, sugli aiuti di Stato e sulla direttiva sulla cittadinanza europea.

«Finalmente il Consiglio federale ha un piano, dopo che per mesi è sembrato senza orientamento», scrive la "Neue Zürcher Zeitung". «Finalmente il Consiglio federale ha assunto una posizione», gli fa eco il "Blick". E secondo il commentatore dei giornali svizzeroteschi di Tamedia «finalmente il Consiglio federale ha premuto sul tasto reset» promesso dal ministro degli esteri Ignazio Cassis al suo arrivo in governo nel settembre 2017. Passo per passo l'esecutivo sembra riuscire a serrare le fila per un'alleanza sostenibile in materia di politica europea.

«Il Consiglio federale ha preso la decisione migliore e più realistica», afferma "La Liberté". Per sei mesi il governo è stato criticato per la sua mancanza di risolutezza, per aver preferito aspettare e sottoporre l'accordo negoziato ai partiti prima di prendere posizione. «Il risultato gli dà ragione». 

Fermi a un anno fa - La commentatrice dei giornali di CH Media analizza invece in maniera sobria che «il Consiglio federale è allo stesso punto di un anno fa»: ancora non è chiaro come la tutela dei salari possa essere garantita e al contempo essere resa compatibile con l'UE. «La novità è che i partner sociali parlano di nuovo insieme e con il governo. Essi dimostrano la volontà di trovare una soluzione, e i sindacati hanno adottato un tono più conciliante».

Secondo diversi giornali ciò è merito della nuova consigliera federale Karin Keller-Sutter (PLR), la quale dimostra la volontà di lavorare alla questione e di rafforzare il partenariato sociale. "Le Temps" ritiene pure che il nuovo presidente dell'Unione sindacale svizzera (USS) Pierre-Yves Maillard disponga della flessibilità necessaria per giungere a una soluzione.

Sulla strada verso l'accordo quadro tra la Svizzera e l'Unione europea restano però ostacoli. Tra questi la stampa cita principalmente la protezione dei salari e quindi il controllo dei lavoratori stranieri in Svizzera.

«La lista dei desideri è così corta e così ben formulata che delle precisazioni dovrebbero starci», scrive la "Neue Zürcher Zeitung". Al contempo sottolinea che i sindacati sono tuttora poco inclini a compromessi: «se continuano ad attaccarsi a linee rosse l'accordo quadro è da considerare defunto». 

Con un po' di abilità diplomatica i miglioramenti potrebbero essere garantiti attraverso protocolli aggiuntivi, spiegazioni o precisazioni che avrebbero anche il sostegno della popolazione, ritiene il "Blick", che vede rafforzata la posizione del Consiglio federale nei confronti dell'UE. Dopo la consultazione nazionale il governo è ora molto più legittimato a dire a Bruxelles che "nella forma attuale l'accordo non ha alcuna chance, perché il popolo non lo sostiene".

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