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ZURIGO
06.12.18 - 19:310

I bambini inventano “l’uomo mascherato” e la scuola si preoccupa

L'istituto elementare aveva spedito una lettera ai genitori e la polizia teneva sott’occhio la situazione. Ma "la persona vestita di nero con una maschera bianca" era frutto dell’immaginazione

ZURIGO - Era (fortunatamente) frutto dell’immaginazione di alcuni bambini la segnalazione ricevuta da una scuola elementare di Uster (ZH), dove quattro alunni hanno riferito di avere visto un uomo vestito di nero, con il cappuccio, che indossava una maschera bianca. La strana presenza è stata segnalata proprio nei pressi dell’istituto scolastico, che si è subito attivato informando i genitori e le autorità.

Delle misure sono state immediatamente prese dentro e fuori dalla scuola. La polizia si è attivata per sorvegliare il quartiere con agenti in borghese e in uniforme. In classe gli insegnanti hanno parlato con i bambini del giusto comportamento da adottare con gli estranei. Ai genitori è stata recapitata dalla direzione una lettera e molti hanno deciso di accompagnare personalmente i figli a scuola.

Dalle indagini della polizia, nel corso della settimana, è emerso che “lo sconosciuto con una maschera bianca sul volto” è il frutto di un’invenzione. Lo comunica la stessa Città di Uster sul proprio sito Internet. «La figura segnalata non esiste. Da metà novembre non sono avvenuti incidenti o avvicinamenti che coinvolgano la figura descritta».

Sia la polizia che l’istituto scolastico sono «sollevate» dell’esito dell’inchiesta. E invitano comunque la popolazione e i genitori a segnalare questi episodi, che permettono alle autorità di svolgere il proprio lavoro e respingere eventuali minacce.

Sulla “bugia” dei bambini si è espresso anche Erhard Grieder, psicologo e psicoterapeuta: «Hanno una vivida immaginazione e amano raccontare storie. È una fase importante del loro sviluppo. Può darsi che uno di loro volesse attirare l’attenzione degli altri e abbia raccontato la sua storia, innescando poi un effetto valanga». Ai genitori il monito: «Devono parlare con i figli. Ascoltarli e chiedersi se la loro storia sia plausibile. Sempre meglio una segnalazione di troppo».

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