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GRIGIONI
30.10.18 - 15:000

Caccia alta: obiettivo mancato

Sarà pertanto necessaria la caccia speciale (dieci mezze giornate)

COIRA - Sono 8'700 gli ungulati (cervi, caprioli, camosci e cinghiali) uccisi dai 5443 cacciatori, tra cui 219 donne, che hanno partecipato alla caccia alta 2018 nei Grigioni. Risultato che non eguaglia quelli degli ultimi due anni. Il numero di cervi abbattuti (3403) corrisponde tuttavia alla media degli ultimi dieci anni.

Per ridurre la popolazione di cervi, particolarmente numerosa a causa degli inverni miti degli ultimi anni, i cacciatori avrebbero dovuto abbattere 5340 capi. Lo scarso risultato è dovuto anche alle temperature straordinariamente alte, che sono sfavorevoli per la battuta ai cervi, spiega l'Ufficio cantonale per la caccia e la pesca in una nota odierna. Per quanto riguarda il rapporto maschi/femmine il numero delle uccisioni è poco equilibrato (rispettivamente 1939 e 1464), a maggior ragione se si considera che gli effettivi vengono regolati principalmente tramite la riduzione della popèolazione di femmine.

Attestandosi a 3362 capi, il numero di camosci abbattuti è da considerarsi invece molto buono (+10% rispetto alla media degli ultimi anni).

Il numero di caprioli abbattuti è risultato basso in tutto il Cantone (1924), dato che riflette il calo degli effettivi dovuto alle perdite provocate dallo scorso inverno, lungo e nevoso, che tuttavia non ha portato a una uguale riduzione della quantità di cervi. Soltanto nel corso del prossimo inverno si chiarirà se ciò sia dovuto a una maggiore immigrazione dalle zone confinanti.

Nel complesso, in 19 regioni su 21, il numero di capi abbattuti non ha permesso di completare il piano ed è pertanto necessaria la caccia speciale (dieci mezze giornate), per la quale si sono annunciati 3382 cacciatori.

La caccia autunnale è necessaria poiché troppi caprioli e cervi danneggiano boschi e foreste, mettendo a rischio la sopravvivenza di diverse specie di arbusti, fiori e piante del sottobosco e minacciando il rinnovamento boschivo. Questo è particolarmente problematico nelle aree montane, dove boschi e foreste hanno una funzione protettiva contro valanghe, cadute di rocce e smottamenti, spiega ancora la nota.

Inoltre, ridurre la popolazione di ungulati è necessario per avere un numero dei esemplari adeguato alle dimore invernali, evitando allo stesso tempo un peggioramento delle condizioni fisiche degli animali.

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