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AMBRÌ
27.10.20 - 17:300
Aggiornamento : 28.10.20 - 12:50

«Soldi pubblici per chi paga i dipendenti più di un Consigliere nazionale? I parlamentari fanno fatica»

Filippo Lombardi: «Pronti ad accettare un deficit ma non a mettere in pericolo l’esistenza stessa di una società».

«Il limite a 1’000 spettatori? Permetterebbe ai club di mantenere attive le Vip Lounge, che garantiscono le entrate maggiori».

AMBRÌ - L’hockey si ferma? Il calcio si ferma? E basket, volley e tutte le altre discipline? In molti, tra addetti ai lavori e semplici appassionati, stanno attendendo con malcelato nervosismo di conoscere le decisioni del Consiglio federale. In molti stanno cercando di capire o immaginare come sarà il futuro del nostro sport. Se si dovranno spegnere le luci dei vari impianti o se queste potranno essere tenute accese, ma per un numero ridotto di spettatori.

«La priorità è giocare - è intervenuto Filippo Lombardi, presidente dell’Ambrì - Per tutti. Per i club ovviamente, ma pure per i giocatori, gli staff, i tifosi. E quando dico giocare, intendo farlo con il pubblico. Lo sport senza pubblico… beh l’abbiamo visto tutti com’è».

Le mosse del Consiglio federale potrebbero fermarvi.
«Fino al 2 novembre, fino alla pausa, continueremo adattandoci a quel che sarà deciso - parlo di hockey ovviamente - poi in base a quel che emergerà, ci ritroveremo per fare il punto della situazione». 

Potrebbe essere concesso il “gioco” ma a spalti vuoti.
«Seguendo le indicazioni del Consiglio federale, delle varie task force, della Lega e anche dei Medici cantonali, i club sono arrivati a proporre i giusti concetti di protezione. E per rendere più sicure le loro case hanno speso centinaia di migliaia di franchi. Ora, questo lavoro è stato giusto e sensato perché proporzionato alle varie strutture. Il limite dei 1’000 spettatori già imposto in alcuni cantoni non può essere applicato indistintamente ad arene diverse. È una soluzione di comodo presa da autorità messe sotto pressione. Non si può dire che 1’000 tifosi alla pista di Biasca, per citare un impianto, valgano quanto 1’000 Berna, per esempio. Non si possono poi equiparare gli eventi. L’esposizione bovina a Langnau non può essere considerata sullo stesso piano di una finale di Champions League al Sankt Jakob-Park di Basilea». 

La speranza è quindi quella di continuare seguendo le indicazioni estive?
«Guardate, la salute è importante anche per noi. È chiaramente la nostra prima preoccupazione. Non stiamo facendo appelli alla disobbedienza civile e seguiremo le indicazioni delle autorità. Solo, visto che in questo Paese esiste il diritto di parola, vogliamo esprimere le nostre preoccupazioni e far conoscere il nostro punto di vista. Si è arrivati a delle soluzioni per garantire la sicurezza negli impianti, soluzioni proporzionali? Che si continui rispettando quelle, almeno finché non sarà dimostrata la diffusione del contagio negli stadi. E non mi pare che questa, al momento, si sia verificata». 

A Berna hanno ipotizzato una perdita di 7 milioni con il limite dei 1’000 spettatori e addirittura di 14 milioni a spalti vuoti. Il “meglio pochi che niente” vale anche per voi?
«Giocare senza pubblico genererebbe solo costi, togliendo tutti gli introiti». 

E 1’000 presenti cambierebbero radicalmente la situazione?
«Quel limite permetterebbe ai club di mantenere attive le varie Vip Lounge, che sono poi quelle che garantiscono le entrate maggiori. A questo non si pensa. È vero, è forse brutto da dire, ma i 1’000 posti occupati non sarebbero quelli da 30 franchi, bensì quelli più cari. E quelle entrate potrebbero fare la differenza». 

Un “rosso” sembra in ogni caso scontato.
«Come tutti gli altri club, anche noi siamo pronti ad accettare un deficit. Ma tutto deve essere sostenibile, non si può pensare di mettere in pericolo l’esistenza stessa di una società».

Da qui la richiesta dei prestiti a fondo perso in caso di taglio di spettatori?
«La legge Covid-19 decisa dal Parlamento a settembre prevede già, nel suo pacchetto di aiuti allo sport, dei prestiti per i vari club. Ora, facciamo dei numeri, parliamo di Ambrì. Si guarda alla stagione 2018/19, perché quella seguente è già stata macchiata dal coronavirus. Noi riceveremo aiuti per un quarto dei costi sportivi relativi a quel periodo. Abbiamo fatto i nostri conti: se ci permetteranno di continuare a ospitare 3’100 spettatori allora ci “staremo dentro”».

Altrimenti ecco che serviranno prestiti a fondo perso a ulteriore sostegno.
«Esatto».

Le riserve della Confederazione sono molto grandi e sono state accumulate negli anni “buoni”. Perché è così difficile utilizzarle ora che c’è necessità?
«Capisco come ragionano i parlamentari o i politici: a loro sembra molto difficile giustificare l’uso di soldi pubblici per sostenere società che pagano dei dipendenti più di un Consigliere nazionale. Davvero, umanamente posso capirli. Conoscendo però la situazione reale dei club so che non è così. I giocatori che guadagnano moltissimo non sono tanti e in più questi hanno una carriera lavorativa limitata a 10-12 anni. La maggior parte dei dipendenti hanno invece stipendi normalissimi. Altro aspetto che in pochi considerano: gli atleti hanno dei contratti a tempo determinato e per questi agevolazioni come quella del lavoro ridotto non sono possibili. C'è stata in primavera, ma è stata un’eccezione. Un’una tantum difficile da ripetere. Tali contratti, infine, sono molto più difficili da rinegoziare verso il basso rispetto a quelli indeterminati. E da noi invece, come praticamente ovunque, i professionisti hanno accettato di buon grado di rinunciare a una parte dei loro guadagni. Solidarietà dal basso insomma ce n’è già stata; come quella per esempio mostrata dagli abbonati, che non hanno chiesto il rimborso della tessera nonostante finiranno magari con l’assistere a pochi match dal vivo. Ci aspettiamo che tali sforzi vengano considerati e speriamo ci consentano di continuare alle condizioni già stabilite». 

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Commenti
 
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Aka05 6 mesi fa su tio
Quindi giocatori, allenatori, dirigenti, magazzinieri, ecc ecc si attaccano al tram..
streciadalbüter 6 mesi fa su tio
I bovini sono fondamentali per vivere l`hockey no.
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