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«Guardiola fuori dalla Champions? Un fallimento»
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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
14.04.21 - 07:000
Aggiornamento : 15:25

«Guardiola fuori dalla Champions? Un fallimento»

Arno Rossini: «Tutto e subito? Può andarti bene una volta, come a Di Matteo al Chelsea, non sempre».

«Più facile che cada un governo piuttosto che salti Pep».

DORTMUND - «Quest’anno, salvo sorprese, saranno Manchester City e Bayern Monaco a giocarsi la Champions League: sono un passo avanti rispetto a tutte le rivali». Così raccontava Arno Rossini solo un paio di mesi fa, prima dell’inizio degli ottavi di finale. Sgambettati dal PSG di Neymar e Mbappé, i bavaresi hanno già chiuso la loro volata verso la coppa dalle grandi orecchie. Rimangono i Citizens, che stasera rischiano grosso in casa del Borussia Dortmund. Il 2-1 dell’andata non può infatti far dormire sonni tranquilli a Pep Guardiola e ai suoi.

«Il City è la miglior squadra al mondo - ha sottolineato Arno - ha coralità di gioco, personalità e un tasso tecnico altissimo. Onestamente, non riesco a trovargli un punto debole. Detto questo, fortunatamente il calcio non è una scienza esatta: magari Haaland indovina due-tre giocate e cambia la storia». 

Guardiola fa dunque bene a preoccuparsi?
«A livello tattico, tecnico e di personalità, la sua è una super squadra. Un gruppo che, grazie a un’intelaiatura molto valida, anche nelle difficoltà riesce a stare a galla. Poi… il Borussia Dortmund è un avversario tosto: di sicuro ci proverà».

Campioni o gioco, cosa spicca a Manchester?
«La continuità di un progetto nato anni fa. Al-Mubarak può spendere quanto vuole e dunque garantirsi i “nomi”, è vero; la differenza è tuttavia fatta dalla programmazione. Scegli un allenatore nel quale credi, gli dai pieni poteri, sposi la sua filosofia e poi lasci che i semi che pianta germoglino. Avere soldi da investire è importantissimo, è chiaro; senza pazienza difficilmente però i risultati arrivano. Pensate allo United o all’Arsenal, per rimanere in Premier League: è stato con Ferguson e Wenger che hanno vissuto alcune tra le annate più importanti delle loro storie. Al City è lo stesso: si deve seminare».

Tutto e subito?
«Può andarti bene una volta, come a Di Matteo al Chelsea, non sempre. All’Ethiad stanno invece tentando di rendere “normale” vincere con continuità».

Vincere. Senza la Champions League a Manchester sarà fallimento?
«È uno dei limiti - se si può dire in questo modo - di quel club. Tenuto conto degli investimenti, del materiale umano, dello staff messo a disposizione del mister… la Premier non basta più. Senza coppa dalle grandi orecchie sarà fallimento».

E Guardiola rischierà.
«Questo no. In Inghilterra hanno una cultura sportiva un po’ diversa dalla nostra: il risultato conta tantissimo, ma conta ancora di più dare tutto in campo. Si può perdere, ma se lo si fa combattendo, allora il tifoso è comunque soddisfatto. E poi Guardiola crocifisso… proprio no, non ce lo vedo. Più facile che cada un governo piuttosto che salti Pep». 

Progetto, filosofia, bel gioco… conta anche il bilancio?
«Non per il City. È uno dei pochissimi club al mondo che può comprare un giocatore senza preoccuparsi di doverlo valorizzare per poi, eventualmente, rivendere. La proprietà non ne ha bisogno. Ha bisogno invece di essere riconosciuta come lungimirante, attenta, capace. Di attirare sulla società l’attenzione di avversari e tifosi».

E come si fa?
«Si deve vincere».

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