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L’OSPITE - ARNO ROSSINI
14.10.20 - 08:000
Aggiornamento : 14:39

«Coronavirus come la guerra: qualcuno che esce ricco c’è sempre»

«Lo sport? Un carrozzone che viene spostato a forza esclusivamente per ragioni economiche».

Anche il re è contagiato, e ora? Arno Rossini: «Il calcio muove miliardi e dà da mangiare a milioni di persone».

LISBONA - Anche Cristiano Ronaldo. L’ultimo, in ordine temporale, a essere risultato positivo a un test per il Covid-19 è pure il più famoso di tutti. Almeno finché si parla di calcio.

Mettendo in ginocchio il re del pallone, un virus che non risparmia alcuno, che non guarda in faccia ad alcuno - e ci mancherebbe - ha mostrato di essere più che un fastidioso contorno alla stagione sportiva. Il problema, per chi non l’avesse ancora capito, non riguarda il disagio che questa o quella squadra potrebbero avere per l’impossibilità di schierare i loro campioni. Il problema è che, come in parte accaduto negli scorsi mesi, tutto il castello potrebbe venir giù da un momento all’altro. Si è smesso di parlare di disagi, di partite forse da rinviare, e si è cominciato a pensare alle ormai famose “bolle”. Il prossimo passo, se il trend sarà confermato, sarà quello di interrogarsi sulla reale possibilità di completare un’annata appena cominciata. E in che modo poi…

«Se mai davvero si potrà giocare con continuità, non so comunque che tipo di campionati ci troveremo a seguire - è intervenuto Arno Rossini - Oggi il calcio, ma il discorso vale per molte discipline, non è più scandito dalle qualità dei giocatori o dalle scelte degli allenatori. Comanda, giustamente, il laboratorio. È il tampone a dire chi gioca».

Cristiano Ronaldo, le tante positività del Genoa, il Giro d’Italia, la “bolla” della NBA…
«Onestamente vedo un mondo sportivo estremamente confuso, che vive alla giornata». 

È comprensibile che le decisioni prese dipendano dall’evoluzione del contagio.
«Certo, è giusto che sia così. Dico solo che io vedo un carrozzone che viene spostato a forza esclusivamente per ragioni economiche». 

L’alternativa c’è: fermare tutto subito invece che rincorrere una soluzione fantasiosa quando i problemi diventeranno più grandi.
«Non è così semplice. Per quel che riguarda i massimi livelli - nonostante i pericoli - penso sia giusto che tutto continui. Almeno finché la situazione rimarrà gestibile. L’idea che il calcio, lo sport in generale, sia solo un passatempo, che si tratti solo di individui che rincorrono la palla, o giochino con un disco, o altro ancora, è sbagliata. È propria di chi vuole avere un punto di vista parziale della realtà. La partita, l’evento, è solo il risultato finale di un processo che muove miliardi e che dà da mangiare a migliaia di persone. A milioni, nel mondo». 

Quindi?
«Quindi è bene che si faccia tutto il possibile per salvare almeno le serie più importanti».

Il calcio regionale?
«Ha il suo valore, grandissimo, ma tra rinvii, cancellazioni e assenze finirebbe con il perdere di significato.  Avere magari cinque, dieci partite disputate in più o meno di un rivale come potrebbe rendere competitivo o anche solo interessante un campionato?».

Pensi sinceramente si potrà continuare?
«Se il trend, negativo, sarà confermato allora sarà molto difficile. Anche nelle situazioni meglio organizzate sarà complicatissimo andare avanti. E di sicuro la regolarità non sarà garantita». 

Per assenze e calendario impossibile da rispettare?
«Anche. Ma pure perché la gestione dell’attività sarà per forza di cose condizionata dalla pandemia. Gestione degli allenamenti, programmazione... l’ombra del virus ci sarà sempre». 

Anche nell’evento sportivo in sé?
«Quello no. Il campo, la pista, la piscina, tutto quanto: durante la gara gli atleti saranno mentalmente liberi. Prima e dopo però non sarà così».

Ultimo ma non meno importante: il tifoso. L’assenza forzata dagli impianti?
«Se prolungata potrebbe causare disaffezione. Sì, c’è anche questa possibilità».

Il quadro è dunque poco confortante.
«Sarà banale dirlo, ma si deve solo tenere duro per tentare di superare un periodo estremamente difficile, che lascerà sicuramente strascichi a livello formativo ma soprattutto finanziario. Ma che, forse, creerà anche opportunità».

Ovvero?
«In molti, quelli più deboli o meno organizzati, quelli che vivono alla giornata, nei prossimi mesi rischieranno grosso. Le realtà migliori, quelle che riusciranno a trovare soluzioni sportive e finanziarie innovative, potrebbero invece fare un balzo in avanti. Creando sinergie e dotandosi degli strumenti giusti, una società - stiamo parlando di aziende ormai - potrebbe anche rafforzarsi. Per poi letteralmente esplodere finita l’emergenza. È come la guerra… qualcuno che esce ricco c’è sempre».

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