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L'OSPITE – ARNO ROSSINI
15.04.20 - 16:000
Aggiornamento : 22:18

CR7 è tranquillo e i vecchi potrebbero godere, rischiano i talenti

Lo stop pallonaro potrebbe ritardare la carriera di qualche promettente virgulto. O cambiarne la parabola.

Arno Rossini: «Stiamo parlando di un'età fragile. Molti di questi dovranno ricorrere all'aiuto di un sostegno».

LUGANO - Si gioca, non si gioca. Si parte, non si parte. Si cancella, si conclude. Di certezze, in questi giorni, il mondo del pallone ne offre davvero poche. I dubbi non stanno riempiendo solo le giornate dei tifosi, che hanno visto disconnettersi la loro passione preferita, ma anche e soprattutto quelle degli addetti ai lavori. Quelle di chi con il calcio campa. I giocatori per esempio, che da protagonisti assoluti sul rettangolo verde, da (spesso) star acclamate, si sono trasformati in disoccupati. O quasi.

Ma come stanno affrontando l'incertezza gli atleti? Non per tutti è lo stesso, ovvio. Se ti chiami Cristiano Ronaldo puoi infatti, per esempio, permetterti di programmare con calma e assoluta serenità il rientro. Ma di CR7 ce n'è uno solo. E per uno che vive questi giorni da pascià, ce ne sono mille, un milione, che invece sono assaliti dai dubbi.

«Divido i calciatori in tre fasce: i giovani, gli affermati e gli esperti – ha spiegato Arno Rossini – e ognuna di queste “categorie” ha problemi e pensieri diversi».

Chi sta peggio?
«I ragazzi che hanno completato la formazione e che stavano per cominciare o avevano appena cominciato la loro carriera. Per loro stare fermi dei mesi sarà davvero dura. Avevano tante aspettative e invece, di sicuro, ora avranno tanti dubbi».

Il tempo gioca dalla loro parte.
«Vero, ma senza l'esperienza e la stabilità che un professionista sviluppa in età matura e senza le sicurezze date da una carriera già lanciata, in questo momento avranno solo incertezze. Volevano spaccare il mondo e si sono ritrovati bloccati. Stiamo parlando di un'età delicata, nella quale un atleta è ancora fragile e non sempre è in grado di superare lo stress mentale portato da una situazione del genere. Molti di questi dovranno ricorrere all'aiuto e al sostegno di uno psicologo dello sport. Sarà dura».

Chi invece ha già giocato qualche anno, i 25-29enni di oggi?
«Stiamo parlando di calciatori affermati? Questi hanno dalla loro parte l'esperienza e qualche soldo in banca. A livello di testa non dovrebbero troppo soffrire».

Dove invece pagheranno?
«Chi non ha già un accordo valido potrebbe rimetterci molto a livello economico. Nel momento di ottenere il contratto più ricco della carriera, qualcuno si troverà infatti a fare i conti con un mercato più povero. I club saranno in difficoltà per diversi anni; ho l'impressione che gli ingaggi subiranno una riduzione».

Rimangono i “vecchi”.
«Chi ha dai 30-31 anni in su potrebbe, per assurdo, avere dei vantaggi dallo stop e dalla successiva incertezza. È come se nel mondo del calcio fosse stata buttata una bomba: chi può dire cosa rimarrà dopo l'esplosione? In situazioni come queste, in genere, ci si rifugia nelle certezze. E quali possono essere le certezze in sede di mercato? Temo che le scommesse sui giovani diverranno meno frequenti – che questi avranno meno spazi – e che invece l'“usato sicuro” conoscerà un momento d'oro. “So quanto puoi darmi, ti faccio un contratto annuale...”».

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