Tipress/foto Udc
BERNA/CANTONE
21.08.19 - 06:000
Aggiornamento : 27.08.19 - 15:52

«Piaccia o no, ma dietro la mela c’è la nostra sovranità minacciata»

Dal manifesto con il simbolo elvetico attaccato dai vermi, alla distanza dai consumatori e dalle politiche ambientali, il presidente dell’Udc Piero Marchesi replica a tutto campo

LUGANO - Chiamateli bruchi, vermi, larve o bacherozzi. Sono comunque disgustosi. Come intollerabile è apparso a molti il manifesto con cui l’Udc ha aperto la sua campagna per le elezioni federali. Cose simili le facevano i nazisti, si è sentito, e alcuni democentristi d’oltralpe hanno criticato la trovata grafica. In Ticino, il presidente dell’Udc Piero Marchesi, che è anche candidato al Nazionale, risponde alle critiche in un’intervista a tutto campo.

Non trova che sia un manifesto ripugnante?
«Io vedo solo una mela con una bandiera svizzera e dei vermi che la stanno distruggendo. Se ci soffermiamo sull’immagine ci possono essere opinioni divergenti, positive o negative. Chi si ferma a quello o è in malafede o non vuole affrontare i temi. Dietro la campagna e questo manifesto - che non so se è forte ma ha il pregio di essere chiaro - c’è il fatto che la Svizzera è minacciata e di questo vorremmo parlare». 

Nessuno dimentica però i vecchi cartelloni con i frontalieri-ratti che addentavano il formaggio. Ora c’è la variante della mela mangiata dagli insetti. L’avversario non andrebbe affrontato con gli argomenti e non denigrato? 
«Il problema oggi è che la campagna si sta concentrando solo sul tema dell’ambiente. Problema sicuramente importante, che noi vorremmo affrontare con la nostra ricetta. Ma c’è anche un tema importantissimo che è quello della sovranità e l’indipendenza della Svizzera che va riportato al centro dell’agenda. Tornando al manifesto, la pubblicità che ha effetto è sempre quella che fa parlare. Piaccia o no l’immagine, il tema è lanciato».

Lo accennava, il 2019 è finora l’anno della crisi climatica e di Greta Thunberg, ma anche la stagione delle ondate di canicola e della natura che si ribella. L’Udc ha un’anima agraria, ma sul clima non segue l’onda. Perché?
«Se seguire l’onda significa tassare i cittadini svizzeri noi non ci stiamo. Più studi dimostrano che Svizzera è uno dei Paesi più virtuosi al mondo nella protezione dell’ambiente. Anche noi siamo d’accordo di fare di più e meglio, ma non con politiche frutto di mal di pancia ben cavalcati dagli ambientalisti. Politiche che porterebbero a tassare i biglietti aerei e aumentare il prezzo della benzina e altri balzelli. C’è molta ipocrisia sul tema, che va affrontato a livello globale. Esportando anche la nostra esperienza svizzera». 

Ieri l’Acsi ha sentenziato che i parlamentari di Udc e Plr votano quasi sempre contro gli interessi dei consumatori. Pensate solo a difendere l’economia e le lobby?
«È una pagella di parte che arriva da un’associazione di parte. Liberissimi, ma è una valutazione molto soggettiva. Cosa significa difendere i consumatori? Per noi vuol dire innanzitutto difendere il potere di acquisto degli svizzeri. Ma ciò si può fare solo se queste persone hanno un lavoro ben retribuito e non c’è eccessiva concorrenza con il frontalierato. Non dimentichiamo che la ricca Svizzera è il Paese col tasso di sottoccupati più alto in Europa. L’immigrazione sconsiderata ha portato a questi risultati».

Qual è l’emergenza oggi in Svizzera?
«Sul tavolo del Parlamento federale ci sono una serie di temi che, sotto la spinta della sinistra e ben assecondati dai partiti di centro, ci stanno portando dritti dritti in Europa. Sappiamo che il popolo svizzero non vuole aderire all’UE, ma i partiti vanno in tutt’altra direzione. Dall’accordo quadro con l’Unione, al miliardo di coesione, per cui è stato posticipato il voto a dopo le elezioni, al non rinnovo dell’accesso alla Borsa, alla bocciatura in commissione dell’iniziativa per la disdetta della libera circolazione... Cosa occorre per capire che alle trattative con l’Ue va messo uno stop? E poi ripartire da zero».

Qualcuno mormora che l’Udc alza i toni perché è in difficoltà…
«È l’esatto contrario. Ritorno alla mela, simbolo di un Paese che - confrontato all’Europa - è migliore in tutto, dall’economia allo stato sociale, e a questi bruchi che con le loro politiche la stanno consumando. Cerchiamo di svegliare la gente per far capire che a ottobre la posta in gioco per la salvaguardia della libertà e sovranità del nostro Paese è molto alta. Per mantenere la Svizzera come la conosciamo, cioè con buone relazioni con tutti, ma fuori dall’UE, allora i cittadini hanno solo una possibilità a ottobre, votare per noi».

 

Fonte Udc
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