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18.12.19 - 08:000

Dipendenza tecnologica nemica della famiglia

L'uso smodato di devices elimina le esperienze reali e distrugge il dialogo tra genitori e figli

Immaginate un marmocchio di tre anni che smanetta con abilità su un tablet: la scena suscita tenerezza e ilarità, insieme alla gongolante affermazione di quanto sia più bravo di qualsiasi adulto. A tre anni (o poco più)! Quando ancora ha un vocabolario in formazione, ma gestisce le app come uno sviluppatore provetto! Dopo l'iniziale sorriso di compiacimento, però, arriva un brivido lungo la schiena perché ci si rende conto di come quel pargolo sia già troppo grande e rischi di ritrovarsi annoiato quando essere un mago dei computer non gli basterà più. E non sarà questo il rischio maggiore, visto che quel bambino, al pari dei suoi coetanei, si ritroverà imprigionato in quella rete alla quale ha affidato tutta la sua curiosità iniziale. È il gorgo che non lascia scampo: innamorati del fascino poliedrico della tecnologia, tutti finiscono per diventare dipendenti da quegli aggeggi che mantengono viva la connessione con il resto del mondo. 

Dipendenza tecnologica. Cellulare sempre in mano, tablet sempre acceso e cuffiette alle orecchie: sono questi i tratti caratterizzanti della dipendenza tecnologica, ovvero l'eccessivo coinvolgimento da questi congegni. Chattare, guardare video, ascoltare musica, cimentarsi con i videogiochi sono le attività svolte incessantemente da quanti hanno sviluppato una dipendenza tecnologica. Il cervello, sottoposto agli stimoli derivanti dai dispositivi e dal web, non riesce a prestare la giusta attenzione a tutto il resto, creando così profondi scompensi tra tempo e impegni.

Le conseguenze. I più giovani, sempre connessi con il mondo virtuale, finiscono per perdere il contatto con la realtà. Le loro esperienze non sono reali, condivise concretamente con genitori ed amici, bensì on-line e questo determina la perdita di ricordi tangibili, quelli che hanno caratterizzato la vita di tutti prima dell'avvento prepotente della tecnologia, declinata in tutti i suoi devices. Si ampliano, così, i divari generazionali e genitori e figli finiscono per condividere sempre meno, riducendo al minimo la comunicazione e indebolendo il proprio legame. Un dato triste e drammatico rimanda l'immagine di ragazzini e adolescenti che non fanno alcun tipo di attività con mamma e papà, per mancanza di stimoli e di tempo, finendo per ritrovarsi letteralmente isolati, sebbene circondati da amici virtuali.

La cultura dell'esclusione. Isolarsi per sfuggire agli atti di bullismo, abbandonare una chat senza dare spiegazioni, non rispondere ad un messaggio o ad una telefonata: sono atteggiamenti che riguardano indistintamente adulti e ragazzi e portano all'autoisolamento. Per i più giovani, questa conseguenza è aggravata da un atteggiamento minimizzante dei genitori di fronte all'esternazione di un problema o, peggio, dalla mancanza di confidenza necessaria per comunicare il proprio malessere e provare a sanarlo con l’aiuto degli adulti di riferimento.

Vamping e sexting. Se il cyberbullismo è uno dei fenomeni più discussi tra i pericoli di internet, non devono essere trascurati gli altri casi legati alla rete. Tutto deriva dalle abitudini degli internauti di tutte le età. Chi chatta di notte, ritagliandosi tutto il tempo necessario lontano dalle altre attività della giornata, dà vita al fenomeno del vamping con pesanti ricadute sul rendimento mentale il giorno seguente, a causa di uno scarso riposo. La maggiore attenzione da parte dei genitori potrebbe correggere facilmente questa abitudine, mentre diventa più difficile evitare il sexting, ovvero l'abitudine a scambiare foto intime on-line. Già dai 13 anni si assiste a questa brutta abitudine, della cui pericolosità non si rendono conto i giovanissimi coinvolti che, alla luce dei rischi che questa moda comporta, non si dichiarano nemmeno pentiti di averlo fatto.

Tecnologia e famiglia. La verità più evidente, a patto di volerla notare, è che rintanarsi nel mondo virtuale, ritenendo erroneamente di non poterne fare a meno, altera i rapporti familiari rendendo genitori e figli quasi degli estranei conviventi. Se i figli preferiscono confidarsi on-line con amici e conoscenti, piuttosto che cercare confronto e conforto in casa, è il segno più evidente di un allontanamento profondo. E se guardare un bambino smanettone di tre anni suscita simpatia, vederne uno più grandicello incollato al suo smartphone mentre, magari, è fuori a cena con mamma e papà, è davvero molto triste. Ed è importante rimediare a questi progressivi allontanamenti prima che le distanze diventino irrimediabili.

 
TMT (ti.mamme team)

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