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14.12.19 - 08:000

La storia di Camre, vittima di un ictus durante il parto

Amnesia post partum, la faccia non letale della rara e temuta eclampsia

Mettere al mondo un figlio è sicuramente uno degli eventi più speciali e significativi nella vita di ogni donna. Dopo i mesi di gestazione, il parto segna l'inizio di una nuova vita insieme ad una creatura da amare e proteggere, una dimensione tutta nuova che mette da parte le abitudini precedenti per ridisegnare, giorno dopo giorno, un futuro tutto nuovo, come se il passato fosse solo un ricordo. Tutto moto bello, a patto che il passato, più o meno remoto, non sparisca totalmente a causa di una vera perdita di memoria a breve e lungo termine. Perché può accadere anche questo.

È molto raro, ma non impossibile come dimostra la storia di una giovane mamma americana, Camre Curto, che subito dopo il parto ha perso la memoria dimenticando la nascita del figlio, ma anche il marito, la famiglia e tutta la sua vita pregressa. A causare l'amnesia è stato un ictus, frutto di eclampsia e di una crisi epilettica, conseguenze della mancata diagnosi di pre-eclampsia, ovvero ipertensione, durante la gravidanza. L'eclampsia si manifesta proprio in pazienti con pre-eclampsia, detta anche gestosi, nella percentuale di un caso ogni circa 5 mila parti in tutto il mondo, e può anche risultare fatale. Nel caso di Camre Curto, le conseguenze sono state meno drammatiche costringendo lei a non ricordare ed il suo bambino appena nato a trentasei giorni di terapia intensiva. Il ritorno a casa dopo un mese di ricovero ospedaliero, ha costretto la giovane a raffrontarsi con una realtà sconosciuta in un mondo in cui nulla sembrava appartenerle. La vicinanza del marito e dei familiari era un sostegno gradito e necessario, ma fondamentalmente estraneo, mentre con l'aiuto di una terapia occupazionale cominciava a recuperare i tratti della sua identità. Proprio il desiderio di restituire alla donna la sua vita ed il suo passato, fatto di emozioni ed avvenimenti impotanti, ha spinto il marito Steve a pensare per lei un supporto pregno di amore. È nata così l'idea di «But I Know I Love You», (Ma so che ti amo), il libro scritto ed autopubblicato dal neo papà per raccontare a sua moglie la loro vita prima del parto, aiutandola a ricordare per riconoscere persone e luoghi della sua esistenza. Anche il titolo scelto per il libro, nasce da un frangente particolarmente emozionante: una frase pronunciata da Camre mentre era seduta sul divano accanto al marito, «non so chi sei, ma so che ti amo». Un punto di partenza di grande rilievo che ha dato vita al testo, raccontato e recensito da molti media americani, ma soprattutto diventato il vademecum della donna che ama leggerlo per avere contatto con un passato del quale non ha ricordo, che conosce come proprio solo perché così le è stato detto, ma che non può rivivere emozionalmente.

Camre, continuando la terapia, ha fatto progressi nel recupero della memoria ed ormai riconosce benissimo il marito ed il figlio, ma continua a combattere contro gli alti e bassi della sua condizione che le ricorda - ironia della sorte! - puntualmente tutto ciò che è suo, ma in realtà non le appartiene.

 


TMT (ti.mamme team)

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