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ROBERTA SOLDATIObblighi, burocrazia e ingerenza dello Stato

15.06.23 - 23:43
Roberta Soldati, Deputata UDC in Gran Consiglio
Foto TiPress
Obblighi, burocrazia e ingerenza dello Stato
Roberta Soldati, Deputata UDC in Gran Consiglio

Nelle ultime settimane i fautori della legge sul clima hanno tentato di rassicurarci che in essa non è contenuto nessun obbligo o divieto. Nulla di più sbagliato! Basta prendere il testo posto in votazione, e già nei primi articoli si legge: “entro il
2050 tutte le imprese devono presentare un saldo netto delle emissioni pari a zero.” Che se ne voglia dire, questo è chiaramente un obbligo. Si legge ancora: “alle imprese che elaborano un progetto entro il 2029 la Confederazione mette a disposizione documenti e consulenza.”

Questo significa porre a carico delle ditte ulteriore burocrazia, rabbonendole con la promessa di incentivi, che non andranno certo a coprire tutti i costi che esse dovranno sopportare per la transizione energetica. Le nostre PMI, che costituiscono il tessuto economico del nostro Cantone, verranno ulteriormente messe sotto pressione, con il rischio che alcune delocalizzeranno la loro produzione, con conseguenti perdite di posti di lavoro. I funzionari che hanno elaborato la Legge sul clima non si sono sognati di mettersi nei panni dell’imprenditore, il quale in modo pragmatico si chiede: quali costi dovrò sobbarcarmi? In quali sanzioni incorrerò se non raggiungerò gli obiettivi posti dalla legge? (pacifico che in essa non siano contemplate, altrimenti il NO sarebbe stato plebiscitato, ma da qualche parte esse saranno certamente nascoste). Gli obiettivi posti nella legge sono compatibili con il successo economico? Continuando a correre il testo si legge: “la Confederazione provvede affinché la piazza finanziaria svizzera contribuisca in modo efficace ad uno sviluppo a basse emissioni.

Il Consiglio Federale può concludere con i settori finanziari convenzioni che orientano i flussi finanziari verso investimenti rispettosi del clima”. A qualsiasi persona di pensiero liberale questo articolo dovrebbe fare rabbrividire, poiché conferisce allo Stato il diritto di intromettersi negli affari privati degli istituti e di dare loro delle direttive vincolanti. Questa legge, se approvata, è molto pericolosa e avrà delle conseguenze molto importanti, poiché, sempre scorrendo i vari articoli, si legge che gli atti normativi federali, fra i quali le finanze, dovranno essere rivisti in funzione degli obiettivi posti dalla Legge sul clima.

Non illudiamoci dunque che non verranno introdotte nuove tasse per fare fronte ai miliardi che verranno spesi a causa di questa legge. I funzionari di Berna sono stati abbastanza furbi da non prevedere esplicitamente delle nuove tasse, ma con il contenuto di questo articolo si arrogano il diritto di farlo. Come al solito sarà il ceto medio e le PMI ad essere chiamati alla cassa.

Al di là dei proclami dogmatici, questa legge nasconde (mica tanto): obblighi, burocrazia e una pericolosa ingerenza dello Stato. Basta leggere il testo.

Votiamo dunque un deciso NO il prossimo 18 giugno 2023.

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