Marianna Meyer
L'OSPITE
28.06.21 - 10:460
Aggiornamento : 13:00

Il significato delle parole

Marianna Meyer, Lugano

In principio fu il verbo, poi il verbo divenne caduco, svuotato di significato. Figlio di un Dio minore.

Ecco cosa accade oggi. Nella nostra società dell’informazione dove siamo vieppiù bombardati dalle notizie, la parola assume leggerezza. La semplicità dell’etichetta in cui si riduce tutto all’osso, a una parola, ai minimi termini. Ma non semplificando, peggio, strumentalizzando. Svilire diventa strumentale, ahimè, per la politica dell’altrui. Del nemico.

Ed è così che vengono sdoganati termini come “brozzoni”, con tanta leggerezza, oppure con accezione negativa e pressappochismo: “Molinari” (che ancora non capisco se sia un termine che si applichi a chi frequentava il Molino o a chi ci viveva o a chi invece semplicemente accetta il fatto che possa esistere l’autogestione o realtà che magari non sente sue, ma di cui ha rispetto). 

Forse manca semplicemente il rispetto, rispetto per ciò che si considera diverso, diverso proprio perché ha paradossalmente quella parte “altra” che in noi non vediamo o peggio che fatichiamo ad accettare.

L’intolleranza, nasce da questo bisogno di etichette estreme, “quello è un tossico”, “quello è un radical chic”, “quello ha i soldi”, “quello è un giovane”. Ebbene sì, anche i giovani mi sembrano diventati una categoria, sempre più negativa, colpevoli di fare rumore, di aver bisogno di socialità o quantomeno di spazi. 

Forse la realtà è più complessa e pertanto dovremmo iniziare dal modificare il nostro linguaggio a riflettere prima di definire, sempre che un individuo possa essere davvero confinato nel recinto di una sola parola. 

Ricordo che nella mia adolescenza ho riflettuto molto su cosa possa portare a questo processo semplificatorio, sul fatto che un’azione che compi possa diventare ciò che sei. Ho concluso, che anche gli atti più terribili, non sono monolitici. 

Andando in carcere per il mio lavoro ho conosciuto assassini, che oltre ad essere tali erano prima padri, fratelli, sportivi e esseri umani dalle mille sfumature. Questo esempio estremo è per dire, che le parole pesano, contano. Che definire e applicare un certo tipo di atteggiamento solo perché si ha la boria di credere che determinate persone possano davvero essere incluse in una categoria, svilite dal loro contesto, è molto pericoloso. Un processo questo che certo deriva da una società individualistica, della paura, dove di fondo si ha timore dell’altro, che se non riconoscibile, diventa “nemico”. Così da cementificare il gruppo. Il nostro contro l’altro. L’ascolto, il cercare di capire più che giudicare è merce rara. Un processo che richiede tempo e non corrisponde alla società che ci vuole veloci come le “news” o come i “like” in cui dobbiamo riassumere le nostre posizioni, in un “condividi” solamente virtuale, quando sarebbe necessaria una vera condivisione. Tutto questo diminuirebbe lo scontro è favorirebbe il dialogo, in un processo più lento, ma più proficuo. Meno caduco, come quel verbo che una volta fu Dio. E ora è Dio minore. 

Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Ospite
Copyright ©2021 - TicinOnline SA  WhatsApp |  Company Pages | Mobile Report

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile