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L'OSPITE
02.07.20 - 14:000

Bunker di Camorino: idoneo per chi?

Collettivo R-esistiamo

Chi sono i NEM? A Camorino sono uomini sì, soli (?) – non per forza, che non hanno un permesso sicuramente. L’età varia dai 19 in su attualmente e ricevono l’aiuto d’urgenza. Ognuno ha la sua storia di vita evidentemente, ma è utile e necessario ricordarlo, perché è di persone che stiamo parlando. Per esempio la storia di Berhanu1*, giovane di 28 anni arrivato in Svizzera 5 anni fa.

Ha inoltrato domanda d’asilo per chiedere protezione da una situazione che non permette di tornare indietro. Nel frattempo ha imparato in fretta e bene l’italiano; è entrato a far parte di una squadra di calcio locale; ha trovato un posto di lavoro dopo un periodo di stage. Però non ha fatto in tempo a cominciare che gli è giunto il “NO” definitivo dalla Segreteria di Stato della Migrazione (SEM) che equivale a niente più permesso di lavoro e trasferimento nel bunker di Camorino. Berhanu voleva essere indipendente e c’era riuscito.

Ha provato a partire in un altro Paese, ma chi è registrato in uno stato – secondo l’accordo di Dublino che andrebbe assolutamente abolito – è rimandato lì. E così è stato anche per lui, rimandato in Svizzera e di nuovo nel bunker di Camorino. Se n’è andato qualche tempo fa chissà dove (“partenze volontarie” sono chiamate dalla SEM), perché non ce la faceva più ma anche spaventato all’idea di finire in carcere amministrativo. Per chi non lo sapesse, una persona che non ha un permesso di soggiorno valido, può essere in qualsiasi momento incarcerata fino a 18 mesi senza processo solo perché “non collabora” con le autorità svizzere per tornare nel proprio paese d’origine, da cui è scappata.

Che cosa s’intende per “provvisoriamente”? La Commissione Nazionale per la prevenzione della tortura (CNPT) già in un rapporto del 2014 dava un tempo di permanenza massimo di tre settimane. Lo stesso CdS definisce che “le camerate a Camorino non siano una soluzione troppo confortevole, soprattutto per soggiorni di lunga durata”. La realtà è che i soggiorni a Camorino sono solo di lunga durata, e non si tratta di settimane. Berhanu a Camorino ci è dovuto stare per oltre due anni, e probabilmente sarebbe ancora li. Attualmente le persone sono lì segregate tutte da almeno un anno e la maggior parte da anni.

Che cosa s’intende per “condizioni dignitose”? Il bunker di Camorino è una struttura sotterranea dove non ci sono finestre né ricircolo d’aria fresca, le temperature sono elevate, i locali sono stretti e senza spazio privato. Un luogo ancora più inadeguato in tempi di pandemia, perché le misure imposte dal Consiglio Federale non sono attuabili. Dove sta la coerenza con quanto predicava il CdS e il medico cantonale circa il distanziamento sociale e tutte le altre misure preventive? Pandemia o no, già nel 2015 il responsabile dei bunker di Ginevra, Cristophe Girod, riconosceva che le condizioni erano “umanamente insoddisfacenti” e perfino Mauro Poggia (politico ginevrino non certo di sinistra) dichiarava nello stesso anno che “mettere la gente a lungo nei bunker della protezione civile non è umanamente accettabile e bisogna trovare altre soluzioni […]si sarebbe dovuto e potuto fare prima […] “. Peraltro nel Canton Ginevra tutti i bunker sono stati chiusi nel 2016.

Il bunker di Camorino va chiuso e subito perché non è idoneo ad alloggiare persone, ed è stato detto e dimostrato in tutti i modi. Tra le varie iniziative la petizione “Nessun essere umano dev’essere costretto a vivere sottoterra” che ne chiede l’immediata chiusura per ragioni mediche. Firmata da un centinaio di medici è stata inoltrata alla Cancelleria di Stato a marzo 2019. Nel giugno 2019 c’è stato lo sciopero della fame all’interno del bunker per via delle condizioni insostenibili.

Che dire ancora che non sia già stato ripetuto, le soluzioni in realtà ci sono:
- chiudere immediata del bunker di Camorino e alloggiare le persone in luoghi dove si possa respirare e aprire una finestra. Se il Cantone non sa dove, possiamo aiutarlo indicandogli tutte le case vuote disabitate abbandonate;
- regolarizzazione di tutte le persone «ospitate» nei centri o in condizione di «irregolarità»;
- circa i permessi, che per definizione permettono alle persone di muoversi, di cercarsi un lavoro, un appartamento, di essere indipendenti, di vivere insomma, si può senz’altro prendere esempio di nuovo dal Canton Ginevra con il progetto Papyrus e da altre città in Svizzera che ci stanno lavorando. 

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