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L'OSPITE
18.05.20 - 08:000

11 anni dal giorno rimasto inciso nel cuore del popolo Tamil

Sajeetan Kanakaratnam

Sono trascorsi 11 anni dal genocidio compiuto a Mullivaikkal, ma per le vittime e per i loro parenti l’incubo non è ancora finito. La maggior parte dei mutilati in guerra fa fatica a trovare un lavoro, così come le famiglie che hanno perso uno o più membri hanno difficoltà finanziarie. Inoltre, tutto ciò rende difficoltoso vivere in un contesto di discriminazioni verso il popolo Tamil.

Mullivaikkal è un villaggio che si trova nel distretto di Mullaitivu, a Vanni (Nord dello Sri Lanka). Quest’ultimo è stato uno dei luoghi maggiormente attaccati durante la guerra civile tra la popolazione Tamil e il governo dello Sri Lanka. Secondo il rapporto delle Nazioni Unite i morti sono stati 70'000 mentre il Dottor Joseph Rayappu, prete della città di Mannar, stima che le persone scomparse in seguito agli attacchi di Mullivaikkal siano 146’680.

Durante le ultime fasi di guerra il governo dello Sri Lanka ordinò all’ONU e alla Croce Rossa di lasciare le zone di guerra; ciò avrebbe permesso al governo di non avere testimoni per quanto riguarda le vicende avvenute.

Migliaia di persone sono state assassinate o sono decedute durante la fase atroce della guerra civile. La sofferenza e il dolore di ogni singola famiglia non possono essere trasmesse attraverso dei dati o uno scritto. Le vittime sono neonati, bambini, adolescenti, adulti e anziani di entrambi i sessi. Durante questo periodo molte donne Tamil hanno subito violenze da parte dei militari del governo dello Sri Lanka. La più nota che è rimasta incisa nelle menti del popolo Tamil è lo stupro nei confronti di Shobha (giornalista e conduttrice Tamil).

In questo periodo ci furono zone definite "No Fire Zone" affinché la popolazione civile potesse essere al riparo. Nonostante si fossero definite queste zone di non attacco, il governo ha usato delle bombe, le cosiddette bombe a grappolo, le quali sono illegali per sterminare la popolazione rimanente.

Gothabaya Rajapaksa, ex-capo dell’esercito srilankese, diviene presidente nel novembre del 2019. Poco dopo la presa del potere, annuncia che verrà rilasciato un certificato di morte per le tutte le persone disperse e arrestate durante la guerra civile. Attraverso questa dichiarazione indiretta si conferma che le persone uccise superano i 70‘000 annunciati dalle Nazioni Unite.

Il popolo Tamil rimasto illuso, lotta ancora per ottenere la giustizia per vie legali. Il sogno più grande è poter governare in modo sovrano e indipendente il territorio Nord-Est dell’isola conosciuto anche come Tamil Eelam e di avere giustizia contro tutti i crimini di guerra subiti da parte dei militari del governo dello Sri Lanka.

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