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L'OSPITE
12.03.20 - 12:120

Di scelte imposte e volontarie

Anastasia Gilardi, candidata a Municipio e Consiglio comunale nella Lista civica per Mendrisio

Non intendo chiacchierare di argomenti sui quali non ho competenza, ma esporre alcune riflessioni su dati di fatto che posso verificare. In questi giorni di contagio, di elezioni e di crisi economica ci è stato imposto di tenere le scuole dell’obbligo e superiori aperte fino a mercoledì 11, oltre alle frontiere principali. Nella scuola professionale in cui insegno su 22 allievi ne erano presenti in aula 7, e i miei colleghi mi hanno detto che ero di poco al di sotto della media. Se in classe c’è meno della metà degli allievi non ha senso fare lezione, e questo immagino sia chiaro a tutti. E la questione è proprio questa: le istituzioni possono fare quasi di tutto per convincere i cittadini sull’opportunità o la validità delle loro decisioni, ma se la maggioranza dei cittadini non le rispetta o ne prende altre, quelle scelte vengono di fatto invalidate, buone o cattive che siano.

Quando si verifica questa situazione significa che i cittadini non hanno fiducia in chi li governa. Oppure che non riescono a capire e a valutare la situazione con la dovuta razionalità. E -quasi inevitabilmente - si reagisce istintivamente al caos indistinto delle voci diffuse, senza poter distinguere tra chiacchiere, disinformazione e serietà professionale. Come è possibile che le opinioni personali di persone diverse in televisione o qualche altro mezzo di comunicazione risultino più credibili di un comunicato ufficiale? Dipende quasi sempre dal tipo di formazione culturale che si possiede: è più facile capire-valutare-scegliere se ci è stato insegnato a ragionare, a riflettere, ad analizzare, ad esercitare lo spirito critico, facendo confronti suggeriti dalla conoscenza di fatti la cui evoluzione è nota, cioè i precedenti storici. E così in caso di malattia sono i pareri professionali dei medici a dover essere ascoltati e seguiti, non dei politici, specialmente quando hanno dimostrato di aver fatto delle scelte più favorevoli agli interessi economici di alcuni più che al benessere di tutti.

Perciò ritengo che sia necessario spendere molto di più per fornire le generazioni future di una solida cultura umanistica oltre che scientifica (una sola non basta): è l’unico modo per avere cittadini consapevoli, che sappiano scegliere rappresentanti ben formati a cui dare fiducia non su base (solo) emotiva, ma (anche) razionale.

Ecco a cosa “serve” la cultura: non è un passatempo per quando piove e non si può fare sport o altre attività all’aperto: serve per costruire una società consapevole.

 

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