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17.01.19 - 07:000

Per Comuni forti e progettuali!

Edoardo Cappelletti, Consigliere comunale di Lugano del Partito Comunista

Lo scorso mese di novembre i Municipi di Canobbio, Melide e Vernate hanno inoltrato alla Cancelleria dello Stato l’iniziativa legislativa ‘’Per Comuni forti e vicini al cittadino’’. Con la medesima, i promotori chiedono di stralciare il contributo annuale di 25 milioni di franchi imposto agli enti locali. Per ritenersi riuscita, la proposta doveva raccogliere l’adesione di almeno 1/5 dei Comuni ticinesi. Ora, sono ben 64 gli organi legislativi che hanno sottoscritto l’iniziativa, numero sintomatico di una certa preoccupazione attorno alla questione sollevata. A venire posto in discussione, in buona sostanza, è infatti il costante riversamento di oneri e compiti sui Comuni. Basti pensare alla recente eliminazione della partecipazione alla tassa sugli utili immobiliari, che comporta per le casse comunali una minore entrata di quasi 30 milioni di franchi. Una tendenza contestabile che, soprattutto in presenza di un bilancio cantonale in attivo, non stupisce abbia messo in guardia le amministrazioni locali, confrontate con sempre maggiori sfide.

Premesso ciò, bisogna riconoscere che una ponderata revisione dei flussi tra i due livelli istituzionali non può venire improvvisata ma esigerebbe, al contrario, una riforma globale del sistema odierno. Ciononostante, se la pressione esercitata sui Comuni diviene sempre meno giustificabile, le soluzioni per attenuarla stentano ancora a decollare. Da una parte, le ragioni di un contributo dettato dalla difficoltà delle finanze cantonali, le quali registrano ormai degli utili, non conservano più la loro attualità. Dall’altra, il progetto Ticino 2020, da più parti evocato come panacea per i rapporti tra Cantone ed enti locali, sembra ben lontano dal trovare il necessario consenso. In questo contesto, l’iniziativa consente almeno di affrontare subito un problema, puntuale ma pressante, che sta attanagliando i Comuni ticinesi. Non da ultimo, piuttosto di restringere i mezzi finanziari comunali, ricordiamo che il Cantone potrebbe prendere i soldi dove ci sono, promuovendo ad esempio un’imposizione maggiormente progressiva (per cominciare sugli utili delle persone giuridiche, come proposto in Gran Consiglio dal Deputato Massimiliano Ay). Non si sottraggano insomma le risorse alle collettività che ne hanno bisogno o, ancora peggio, si cerchi di rendere sostenibili degli sgravi fiscali che non lo sono, con l’espediente di potere poi ribaltare le perdite sui Comuni: una semplice cosmesi contabile, quest’ultima, della globalità dei conti pubblici.

Tanto più che, un simile travaso tra finanze cantonali e comunali, sarebbe contrario anche a una regola chiave del nostro federalismo, secondo cui ogni collettività che assume i costi di una prestazione dovrebbe decidere in merito alla stessa (art. 43a Cst.). Un principio, quello dell’equivalenza fiscale, che mira proprio a evitare uno sconclusionato riversamento di oneri, nonché uno scollamento dei centri decisionali da quelli di spesa. Non a caso, ciò che si verifica appunto con un non meglio precisato contributo comunale, che esclude qualsivoglia influenza sui compiti finanziati. Certamente, a fronte di tale versamento vi sono state delle parziali misure compensatorie, come pure dei conti comunali tutt’altro che disastrati. Ciononostante, la tendenza del provvedimento non cambia, e a risentirne rimarrebbe comunque il ruolo stesso del Comune: istituzione più prossima al cittadino, ma del quale si andrebbe a intaccare il margine di manovra finanziario e la capacità progettuale. Ciò è altamente criticabile, in quanto sono numerosi e importanti gli investimenti che incombono agli enti locali, soprattutto in materia scolastica e sociale. Oltretutto, il meccanismo di perequazione non colma sempre la disparità tra diverse realtà comunali, ragione per cui, anche per favorire un’uniformità tra i rispettivi servizi di base, un investimento delle risorse sottratte sarebbe potuto essere sovente auspicabile. Se aggiungiamo che, negli ambiti strategici in cui il Cantone dovrebbe invece appoggiare i Comuni, come nella politica dell’edilizia popolare, il Governo si dimostra ormai latitante (vedasi il congelamento del Piano Cantonale dell’Alloggio), ecco allora che i presupposti per dei Comuni veramente progettuali non sono forse i più incoraggianti.

Ben lungi dal costituire una forzatura nei rapporti tra livelli istituzionali, i quali, inutile dirlo, devono sforzarsi di collaborare in modo serio e costruttivo allo sviluppo del tessuto cantonale, l’iniziativa in questione dovrebbe fungere anche da stimolo per una prossima revisione dei loro flussi finanziari. Nel contempo, essa potrebbe apportare un correttivo a un contributo che, nelle condizioni descritte, si presenta purtroppo ancora sproporzionato. Per concludere, due sono quindi gli auspici: il primo che il Gran Consiglio possa chinarsi sull’iniziativa, in piena coscienza dei motivi che hanno indotto oltre la metà dei Comuni a sottoscriverla; la seconda, che un’eventuale riduzione del contributo comunale (pari a ben 25 milioni) non rappresenti un’ulteriore scusante per diminuire i moltiplicatori, bensì un’effettiva opportunità per meglio rispondere al bisogno di prossimità dei cittadini.

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