L'OSPITE
28.03.18 - 20:000
Aggiornamento 20:15

Un ricatto... democratico?

Mirko D’Urso

Domenica 29 aprile saremo chiamati ad esprimerci in merito alla riforma fiscale votata il 12 dicembre dal Gran Consiglio e oggetto di referendum. Io non sono un politico e non sarò politicamente corretto. Da settimane i sostenitori del SI, di destra come di sinist.... (No, scusate ma non riesco proprio a chiamarli di sinistra) stanno attuando un vero e proprio ricatto nei confronti della popolazione ticinese.  

Facciamo un passo indietro. Il Consiglio di Stato aveva proposto una riforma fiscale legata ad una di natura sociale con una “clausola ghigliottina”. In poche parole...o si accettavano entrambe o nessuna delle due. Ma questo modo di agire non è costituzionale. Infatti una sentenza del Tribunale Federale, in un caso analogo nel Canton Neuchâtel, aveva portato all’annullamento di una votazione prevista perché non rispettava il principio della libertà di voto.

A questo punto (ma guarda un po’) è stata tolta la clausola ghigliottina. Il parlamento ha poi approvato le due riforme) SEPARATAMENTE e solo su quella FISCALE è stato lanciato un referendum. Il 29 aprile non si voterà sulla riforma sociale che tutta la sinistra ovviamente approva (anche se far passare un contributo una tantum di 3000.- come sufficente per chiedere un congedo parentale non pagato mi sembra ridicolo), ma si voterà sul fatto se accettare o meno di regalare 52 mio di CHF ai milionari e alle grandi imprese. Senza chiedere nulla in cambio, nemmeno una corretta retribuzione di salari! Questo è il punto.

Non facciamoci ingannare. Per il ceto medio e cito l’On. Lorenzo Quadri, “questa riformetta fiscale mignon non contiene un tubo”. A proposito di Lega, mi chiedo che fine abbia fatto il “partito della gente” perché a me sembra diventato più che altro il partito delle lobby, delle multinazionali e dell’intolleranza. Magari dovrebbe ricordarsi che gran parte del suo elettorato è ancora costituito dal ceto medio-basso, da chi fa fatica ad arrivare a fine mese. E su questo punto magari il Partito Socialista dovrebbe farsi un esame di coscienza per come ha lavorato (o meglio non lavorato) sul territorio, diventando un partito distante dalle necessità reali del suo potenziale elettorato. Ora mi sembra che finalmente qualcosa stia cambiando.

Tornando alla riforma sociale, i 20 milioni necessari ci sono e questo anche grazie (o meglio a causa) dei tanti tagli fatti in questi anni (diminuzione di concessioni di borse di studio, diminuzione dei sussidi per i pagamenti dei premi delle casse malati, ecc,ecc). Da semplice cittadino mi dà rabbia sentire tutti i sostenitori del Sì che anziché elencare i vantaggi della riforma fiscale (se ci sono) si trasformano in Trotzkisti difendendo la riforma sociale, minacciando a gran voce che qualora non passasse la riforma fiscale allora verrà abrogata anche quella sociale. Ma la riforma sociale non c’entra nulla con questo referendum! Non si vota su questo. Non è così facile capire questo ragionamento: io posso darti 20 milioni solo se ne perdo 50. Se non li perdo, non te li posso dare. A me non interessa se si sia trattato di un patto sociale parlamentare tra destra e sinistra. Un “inciucio ticinese”.

Io vivo in una Confederazione dove vige la democrazia diretta e non voglio votare subendo ricatti. Di nessun tipo.

 



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