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17.07.08 - 19:100
Aggiornamento : 21.11.14 - 10:36

Fecondazione: 1% bebe' italiani nato dalla provetta

Roma, 17 lug. (Adnkronos Salute) - Almeno l'1% dei neonati italiani è stato concepito in provetta. Il dato è però fortemente sottostimato, perché frutto del Rapporto Cedap (che raccoglie i certificati di parto) relativo al 2005. Dunque si basa sulle dichiarazioni spontanee dei genitori al momento della nascita del proprio figlio. Non solo. Scorrendo l'elenco dei bebè frutto della fecondazione assistita regione per regione, ci si accorge che mancano completamente i dati relativi al Lazio. In ogni caso, delle 504.770 schede pervenute nel 2005, 4.564 si riferiscono a gravidanze ottenute con una tecnica di procreazione medicalmente assistita (Pma). In media 0,9 ogni 100 gravidanze. Il numero maggiore si registra in Lombardia (884) seguito da Veneto (583) e Sicilia (520). In coda, Provincia di Trento (50), Valle d'Aosta (16) e Basilicata (14).

Questo mese si celebrano i 30 anni di Louise Brown, la prima bambina nata con la fecondazione assistita il 25 luglio del 1978. A livello nazionale, rileva il rapporto pubblicato sul sito del ministero della Salute, "circa il 21% dei parti con procreazione medicalmente assistita ha utilizzato trattamento farmacologico e il 6,5% il trasferimento dei gameti maschili in cavità uterina. La fecondazione in vitro con trasferimento di embrioni in utero riguarda il 31,9% dei casi, mentre la fecondazione in vitro tramite iniezione di spermatozoo in citoplasma riguarda il 21,2% dei casi".

L'uso delle diverse tecniche è molto variabile dal punto di vista territoriale. Nelle gravidanze con Pma (procreazione medicalmente assistita) il ricorso al taglio cesareo è superiore rispetto agli altri casi. La percentuale di parti plurimi in gravidanze medicalmente assistite è sensibilmente superiore a quella registrata nel totale delle gravidanze. Si osserva inoltre una maggiore frequenza di parti con procreazione medicalmente assistita tra le donne con scolarità medio alta, rispetto a quelle con istruzione medio bassa, e tra le donne con più di 35 anni.

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