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07.12.05 - 17:100
Aggiornamento : 15.10.14 - 09:01

SANITA': AAROI, IN ITALIA MANCANO CIRCA 4.000 POSTI LETTO RIANIMAZIONE

Napoli, 7 dic (Adnkronos) - Sono 3.814 i posti letto di rianimazione negli ospedali italiani, uno ogni 15.328 abitanti. Nel Molise la situazione migliore, ‘cenerentola’ d’Italia la Calabria, mentre Napoli puo’ vantare più posti letto di Milano. A ‘snocciolare’, per la prima volta in Italia, il numero dei posti letto nelle rianimazioni e terapie intensive presenti sul territorio nazionale, è l’Associazione nazionale anestesisti rianimatori ospedalieri italiani (Aaroi) durante l’VIII Congresso Nazionale in corso a Napoli.

Il censimento effettuato nel 2005 dall’Aaroi e’ durato circa 12 mesi ed ha coinvolto tutti i presidenti regionali dell’Associazione. Partendo dal numero di cittadini residenti nel nostro Paese, 58.462.375 abitanti (dati Istat 2004), l’Aaroi sostiene che in Italia, in base agli standard degli altri Paesi Europei, occorrerebbero, per assicurare una adeguata e sufficiente assistenza ai pazienti critici, almeno 7.700 posti letto di rianimazione. L’indagine rivela, invece, che su tutto il territorio italiano ne sono disponibili solo 3.814. All’appello ne mancano, quindi, 3.886: praticamente la meta’ di quelli necessari. E ancora, analizzando nel dettaglio i dati, emerge che a livello nazionale vi è un posto letto ogni 15.328 abitanti. Al Nord uno ogni 14.215 abitanti, al Centro uno ogni 13.601, al Sud ogni 20.070 e nelle Isole un posto letto ogni 17.306 residenti.

È dunque emergenza al Sud: in Calabria, infatti, si puo’ contare solo su un posto letto di rianimazione ogni 26.437 abitanti. Non meno felice la situazione in Puglia dove esiste un posto letto ogni 24.655 residenti. Spostandosi al Centro, la situazione tende a migliorare decisamente, ma affiora una certa disomogeneità. Le percentuali dei posti letto, rispetto al numero totale, sale dal 16,3% del Sud al 24,8%. Nel Molise addirittura si sfiorano gli standard ottimali: qui, gli anestesisti dell’Aaroi hanno rilevato un posto letto ogni 8.255 abitanti. Media che, invece, precipita in Toscana dove vi è un posto ogni 16.355 residenti.

Non particolarmente grave, ma comunque al di sotto della media prevista, la situazione nel Lazio: i 432 posti presenti nella regione, riescono a garantire un posto letto ogni 12.200 abitanti. In Abruzzo e in Umbria, invece, i posti di rianimazione non superano, rispettivamente, la soglia di 100 unità e garantiscono mediamente un posto ogni 15.000 residenti. Nel Nord, al contrario, la situazione si presenta più omogenea. In quasi tutte le regioni si superano i 100 posti letto mentre l’unica regione ad avvicinarsi agli standard ottimali è la Liguria dove è garantito un posto letto ogni 9.768 abitanti. Discreta anche la situazione del Veneto: 398 letti ed un posto per ogni 11.808 residenti.

“Da questo censimento, il primo del genere in Italia - commenta Vincenzo Carpino, presidente nazionale Aaroi - emerge una grave carenza di posti letto, necessari ed indispensabili per assistere adeguatamente il malato critico, quello cioè le cui funzioni vitali, respiratorie, cardiovascolatorie, renali sono compromesse”.

I reparti di rianimazione e terapia intensiva - sottolinea l’Aaroi in una nota - sono infatti definiti anche ‘centri salvavita’, in cui l’assistenza medico-infermieristica deve essere continua, ad alto livello di specializzazione e 24 ore su 24. Dalla ‘fotografia’ scattata dal censimento emerge che ‘’come al solito - commenta ancora Carpino - sono le regioni meridionali a pagare il prezzo più alto, con un numero di posti letto pari solo al 25% di quelli necessari. In queste realta’, quindi, il numero dei posti letto attualmente funzionanti dovrebbe essere triplicato. Il piano sanitario nazionale del 1998 e quasi tutti i piani regionali hanno indicato nel 3% il posto letto di terapia intensiva rispetto al totale dei posti letto di un ospedale. Ma questo standard non è stato ancora raggiunto: siamo infatti intorno alle percentuali del 2,2-2,3%, con variabilità regionale maggiore al Nord e minore al Sud. Della carenza di queste strutture – conclude Carpino - purtroppo se ne parla solo quando si verificano fatti eclatanti, ma subito si tende a dimenticare il problema”.

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