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Il 25 aprile Al Pacino compie 80 anni.
STATI UNITI
24.04.20 - 15:170

Gli 80 anni di Al Pacino

Una carriera lunga e ricca di soddisfazioni e una vita frenetica e turbolenta per il divo del cinema

LOS ANGELES - Per capire che persona e che attore sia Al Pacino, che festeggia un compleanno importante - 80 anni il 25 aprile - si può partire da un doppio percorso, prima personale e poi professionale.

Nella vita privata, attestano fonti mai smentite dall'interessato, Alfredo James Pacino non si è mai sposato ma ha intrattenuto relazioni sentimentali con ben 11 attrici avendo da due di loro (l'insegnante di recitazione Jan Tarrant e Beverly D'Angelo) tre figli, una bambina e due gemelli di cui ha poi avuto la custodia. In seguito: Jill Clayburgh, Tuesday Weld, Marthe Keller, Carol Cane, Diane Keaton, Penelope Ann-Miller, Madonna, l'argentina Lucila Solà e l'israeliana Meital Dohan, con cui ha convissuto fino al febbraio scorso.

Nella sua carriera, punteggiata da nomination e premi quasi a ogni apparizione sullo schermo (salvo alcune brucianti stroncature), spicca invece la lista dei ruoli rifiutati: da "Taxi Driver" a "Incontri ravvicinati del terzo tipo", da "Guerre stellari" (doveva interpretare Han Solo) a "Blade Runner", da "Apocalypse Now" (come antagonista di Brando) a "Kramer contro Kramer" (fu rimpiazzato da Dustin Hoffman), da "Rambo" a "C'era una volta in America", fino a "Pretty Woman" e "Basic Instinct": titoli e ruoli così diversi tra loro che dicono bene come i maggiori registi e produttori americani si fidassero del suo incredibile trasformismo, fatto di meticolosa preparazione e duttilità espressiva. La stessa volubilità istintiva che mette, di fatto, anche nella vita personale.

Figlio di due immigrati siciliani (il padre lasciò la famiglia quando Al era ancora in fasce), il ragazzo nasce ad Harlem il 25 aprile del 1940, ma la madre, poverissima, si trasferisce nel Bronx e a lui tocca la dura legge della strada: fumatore e consumatore di droghe leggere fin dai 10 anni, ribelle e manesco, non ama la scuola che lascerà a 17 anni. Bussa invano alla porta dell'Actor's Studio a 20 anni: dovrà fare la gavetta per quasi un decennio prima che Lee Strasberg riconosca in lui qualità fuori dal comune. Nel frattempo Al si mantiene facendo mille mestieri.

Alla morte di Strasberg gli succederà come presidente della scuola, ruolo che mantiene anche adesso insieme a Ellen Burstyn e Harvey Keitel. Ama il teatro, il cinema gli offre però un'occasione insperata già nel 1971: un autore come Jerry Shatzberg, tipico esponente della New Hollywood gli offre la parte del protagonista, il giovane spacciatore Bobby, in "Panico a Needle Park": è una rivelazione. Lo nota Francis Ford Coppola che lo impone ai produttori per il ruolo di Michael ne "Il Padrino": otterrà la nomination all'Oscar come migliore non protagonista, ma Pacino contesta il verdetto dicendo che la sua parte non è inferiore a quella di Marlon Brando che invece vince. Risultato? Alla cerimonia non partecipano tutti e due, sia pure per ragioni diverse.

Da lì in avanti, comunque, diviene l'attore prediletto per la "nuova onda" dei cineasti americani: torna a illuminare il lavoro di Schatzberg con "Lo spaventapasseri" (vincitore a Cannes nel '73), si trasforma per i ruoli che gli affida Sidney Lumet (prima il poliziotto sotto copertura di "Serpico", poi il disperato rapinatore di "Quel pomeriggio di un giorno da cani"), riprende i panni di Michael Corleone per gli altri episodi della saga, recita per Sydney Pollack, Norman Jewison, Oliver Stone, William Friedkin.

La contestazione contro "Cruising" lo getta nella disperazione più nera e per quattro anni non apparirà più al cinema, rifugiandosi in teatro. Lo recupera Brian De Palma che lo porta al successo con "Scarface" e poi "Carlito's Way". E nel '93, dopo una lunghissima rincorsa, vince finalmente l'Oscar con il remake americano di "Profumo di donna", nel ruolo dell'ufficiale cieco che nell'originale fu di Vittorio Gassman. Nello stesso anno ha anche la nomination per il corale "Americani" di James Foley dalla pièce di David Mamet. Il film debutta alla Mostra di Venezia dove Al riceve anche il Leone d'oro alla carriera dalle mani di Gillo Pontecorvo.

Ormai è un'icona di Hollywood e Michael Mann gli dà nuovo lustro con "Heat" in cui duetta con l'altro mito della sua generazione, Robert De Niro, anche se i due appaiono insieme in una sola scena (recitata separatamente), e poi in "Insider".

Sul finire degli anni '90 decide anche di passare alla regia, prima con una magistrale rilettura in forma di laboratorio visivo del "Riccardo III", poi con il quasi invisibile "Chinese Coffee" del 2000 (che non concederà mai alle sale ritenendolo poco promosso dalla distribuzione) infine nel raffinato "Wilde Salomé" del 2011. Intanto sostiene l'astro nascente Christopher Nolan con una magistrale interpretazione in "Insomnia", si traveste da Shylock ne "Il Mercante di Venezia" di Michael Radford, alterna cinema e teatro sempre più spesso, gioca con Quentin Tarantino in "C'era una volta a...Hollywood" e finalmente ritrova De Niro in "The Irishman" di Martin Scorsese, rubandogli letteralmente la scena e conquistando la sua nona nomination all'Oscar.

Celebre piantagrane sul set, ma professionista impeccabile, Al Pacino è un istrione prestato a un cinema che sempre più predilige il minimalismo espressivo: anche per questo ogni volta giganteggia sconfiggendo anche i supereroi Marvel dell'immaginario collettivo.

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