MARCO SANTILLI ROSSI
Marco Santilli Rossi torna con quattro swing natalizi.
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CANTONE
11.12.19 - 06:010

Lo swing di Natale secondo Marco Santilli Rossi

Quattro brani per ricreare, anche con un pizzico d'ironia, l'atmosfera gioiosa delle feste

LUGANO - Tra le musiche natalizie gli swing si sono conquistati da tempo uno spazio rilevante. Ora anche Marco Santilli Rossi, musicista e cantautore ticinese ma ormai zurighese d'adozione, si è voluto cimentare in questo genere e ha pubblicato nei giorni scorsi quattro singoli a tema.

Da dove è nata l’idea di scrivere questi brani natalizi?
«Due pezzi erano già nel cassetto ma li avevo lasciati lì, e i testi sono arrivati successivamente. Ma l’idea c’era già: ho sempre adorato la big band e lo swing, a partire dagli ascolti di quand’ero bimbo. Specialmente Benny Goodman, che era anche clarinettista e forse anche grazie a lui ho preso questa strada». 

Sei un fan del genere?
«So che questo è un filone che a Natale viene propinato un po’ ovunque, ma il mio vuole essere un omaggio a quei crooner dei quali non si parla sempre: penso a Bobby Darin, che ha avuto una vita molto sfortunata. Comunque sì, è un genere che mi piace»

Come dobbiamo considerare questo progetto?
«Come un “divertissement”, nell’accezione classica del termine, come ai tempi di Mozart e Haydn. Qualcosa di ballabile destinato all’intrattenimento. Allora era il minuetto, oggi è lo swing. Mi sono concesso questa parentesi e mi sono molto divertito».

Come hai trovato i musicisti che ti accompagnano in questo progetto?
«Grazie a Urs Wiesendanger, con il quale collaboro da tempo al Powerplay Studio di Maur (ZH), dove gli Europe registrarono “The Final Countdown” e dove passò anche Prince. Mi ha messo in contatto con un sassofonista della Metropole Orchestra, big band di Amsterdam tra le poche in Europa ad avere anche una sezione d’archi. Loro hanno registrato i fiati nei Paesi Bassi, mentre la sezione ritmica è nata qui a Maur. In più ci sono state varie collaborazioni con musicisti attivi in tutta la Svizzera».

Hai voluto mettere un pizzico di critica sociale in alcuni di questi brani: come si sposa con un genere apparentemente leggero come lo swing natalizio?
«Sì, c’è della critica al consumismo e anche degli affettuosi sfottò a certe pratiche un po’ sdolcinate. È questa la principale differenza con i classici americani. Poi, se uno non coglie l’ironia, i pezzi stanno in piedi lo stesso (ride, ndr). Dipende dal livello di lettura di ciascuno».

Veniamo ai quattro brani: quali sono queste notizie travolgenti che troviamo in “Christmas News”?
«È la storia di Rico Cafone, sorta di Robin Hood degli anni ‘30 che nel periodo natalizio va alle feste da ballo per strappare un ballo (e anche i gioielli) alle signore dell’alta società. I ricchi, derubati a beneficio dei bimbi poveri, alla fine chiudono un occhio perché tali beni sono facili da rimpiazzare, al contrario dei rapporti umani. Il lieto fine è garantito».

Cosa succede sotto il vischio di “Mistletoe Forever”?
«Doveva essere un incontro a due, lui e lei, ma c’è un terzo uomo all’appuntamento. La ragazza, un tipo un po’ leggerino, alla fine se ne va con il vischio raccolto da “quell’altro”, piantando entrambi in asso. I due restano lì, si bevono un vin brulé e, citando il finale di “Casablanca”, dicono: “Credo che tra noi un’amicizia nascerà”».

Sposarsi a Natale, come accade in “Marry Me at Christmas”, è più romantico o più stucchevole?
«Lo trovo più stucchevole. Specialmente in America c’è questa moda di sposarsi nei giorni dalle date particolari (tipo 01.01.2001) o durante le festività. Esaspero il tutto ambientando la canzone il 25.12.2512, a riprova che l’io narrante non ha poi così fretta di sposarsi. Mi chiedo inoltre se non si sia, in generale, perso il senso del Natale. Avevo questi due argomenti e li ho messi insieme».

Cosa auguri agli amici in “Merry Christmas to My Friends”?
«Qui ho voluto seguire un certo filone: è una ballata romantica che parla dell’incontro di vecchi amici per Natale. Parlano delle passate esperienze, del futuro e di buoni propositi. Secondo me se la tirano un po’, ed è una cosa che avvertivo da piccolo osservando certi adulti. Oggi mi fa un po’ ridere l’aria d’importanza che si davano. Quando ho fatto la copertina, con quella foto un po’ misteriosa, pensavo forse a quegli amici che mi hanno un po’ deluso...».

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