FOTO PETER BANKS
Charlie Cunningham.
REGNO UNITO
02.08.19 - 06:010
Aggiornamento : 10:04

Charlie Cunningham in... “modalità permanente”

Tempo fa Charlie Cunningham ha venduto la sua Telecaster per pagarsi un soggiorno di due mesi a Siviglia, dove invece poi si è stabilito due anni per focalizzarsi sulla chitarra classica e il flamenco

OXFORD - Una scelta non così comune, per chi, come Charlie, negli anni del liceo, ha militato in formazioni in cui basi ritmiche inarrestabili e distorsioni applicate alle sei corde danno vita a pareti sonore granitiche, a prova di bomba. 

Dopo avere scandagliato fondali hardcore, la sua sete di ricerca lo ha portato dritto verso la sperimentazione post-rock, per poi trovare la sua vera identità a Siviglia, in Andalusia, custodendo comunque tuttora dentro di sé qualsiasi tipo di suono attraverso cui si era fatto le ossa, mettendolo, in caso di necessità, al servizio della sua (nuova) musica.

Una volta rientrato in Inghilterra, non nel Bedfordshire dove è cresciuto, ma ad Oxford, ha sciorinato le sue (ammalianti) composizioni - alt-folk oriented -, costruite a ridosso di chitarra classica e voce, sui palchi dei pub cittadini, dando alla luce, nel corso degli ultimi cinque anni, tre ep - “Outside Things” (Outset Recordings, 2014), “Breather” (Kissability, 2015), “Heights” (Dumont Dumont, 2016) -, così come due album - “Lines” (Dumont Dumont, 2017) e, freschissimo di stampa, “Permanent Way” (BMG, 31 maggio 2019) -.

Charlie, raccontami il processo di lavorazione di questo nuovo album, “Permanent Way”...

«Raccoglie brani il cui embrione ha preso forma alcuni anni fa...».

Perché non li hai pubblicati prima?

«Sono stato a lungo in tour, e il tempo da dedicare ad essi non era mai abbastanza… Sapevo che sarebbe stato un processo di lavorazione meticoloso, più complicato - visto il coinvolgimento di più strumentisti  - rispetto alle mie produzioni precedenti, anche di “Lines”... Per cui dovevo fermarmi e riflettere… Ed è ciò che ho fatto…».

Per quale motivo la scelta di coinvolgere altri strumentisti nei tuoi ultimi lavori? A me non sembra che prima mancasse qualcosa…

«Credo si tratti di una progressione, di una maggiore apertura, che ha consentito di applicare alla mia musica, alle mie composizioni, quanto avevo sperimentato prima del flamenco…».

Difatti ho l’impressione di sentire meno riferimenti alla Spagna in questo disco, fatta eccezione per l’interludio...

«Beh, sì, è così… Per me era comunque importante documentare, anche in questo album, il fatto che la Spagna abbia tuttora un peso immenso sulla mia tecnica chitarristica e sul mio approccio allo strumento…».

Che vuoi dirmi del titolo dell’album, “Permanent Way” (“Modalità permanente”)?

«...Non sono molto bravo a spiegare determinati concetti... Ma posso dirti che ha a che fare con i naturali cambiamenti dentro cui ci porta lo scorrere del tempo e con l’essere in grado di riconoscerli: nel momento in cui ho iniziato a lavorare al disco, mi trovavo in quella fase…».

Una fase che ha dato forma ai testi, presumo...

«Beh sì… Versi e strofe, questa volta, sono più intimi, con un focus, in alcuni casi, sull’interazione che può scaturire tra le persone… Non volevo fare un disco che raccontasse soltanto di me, di Charlie, ma della gente, dell’essere umano…».

Non hai mai suonato in Ticino, quando pensi di passare da queste parti?

«Non saprei, ma spero accada presto. Per il momento ho due date pianificate in Svizzera, a ottobre: l’8 a Losanna (Les Docks) e il 9 a Zurigo (Mascotte)».

Prima di concludere: non ti sei mai pentito di avere venduto la tua chitarra elettrica? Una Telecaster, per di più...

«(ride) Posso dirti che il giorno in cui la ricomprerò, tornerò sicuramente sulla Fender Telecaster… Non ho dubbi...».

Info: charliecunningham.com

 

 

 

 

 

 

 

 

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