Federico "Freddie" Albertoni.
CANTONE
03.01.19 - 06:010

Quel sogno blues che si chiama Cannonballs

Da bassista a frontman, la nuova sfida di Federico “Freddie” Albertoni: «Mi sono detto: se non ora, quando?».

BELLINZONA - Una “vita da mediano” (del blues) come bassista dei The Flag, Bat Battiston, Treesize e Drivin' Mad. Ora per Federico “Freddie” Albertoni è tempo di vestire i panni di band leader per una cosa tutta sua e sempre al 100% blues: Freddie & the Cannonballs.

«Come mai ho deciso di lanciarmi in questo progetto? Era un sogno che avevo nel cassetto da tempo, mi sono detto: se non ora, quando? (ride)». Con lui in questa nuova avventura pure Roby Panzeri (batteria), Mattia Mantello (chitarra), Chris Arcioni (organo), Nigel Casey e Olmo Antezana (sax). 

Voglia di qualcosa di diverso?

«In parte sì, diciamo che con le altre band ho sempre suonato blues ma spesso e volentieri poi si sono prese (anche) strade parallele. Qui invece volevo un po' tornare alle mie radici, suonare una musica, forse un po' più tradizionale, ma che sento davvero mia».

Cosa è cambiato per te passando da sideman a... frontman?

«Parecchio (ride), diciamo che la più grande differenza è come si sta sul palco. Bisogna cantare, suonare e anche gestire le strutture musicali comunicando con il resto della band».

Com'è stato mettersi a cantare?

«Suonare il basso e cantare non è semplicissimo. Quindi prima di essere pronto ho dovuto studiare parecchio. Vero è che il blues l'ho interiorizzato e quindi almeno le dita “vanno” (ride). Per quanto riguarda la voce non posso definirmi un cantante, sicuramente non un virtuoso. Per il blues quello che conta è l'energia e il sentimento. Mi aiuta anche il fatto che facendo l'insegnante d'inglese so cosa sto cantando, e non è male (ride)».

Per i Cannonballs in vista una visita... in studio?

«Senz'altro è nell'aria, magari in una session dal vivo che catturi quel feeling. L'idea è di avere presto un buon nucleo di pezzi originali sui quali basare gli show e anche il futuro album».

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