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CANTONE
30.07.15 - 06:000

Quando un amore dura “Quasi per sempre”

Il romanzo d’esordio di Angelo D’Andrea esplora i sentimenti e le paure: “Voglio raccontare il panico”

LUGANO - Un ragazzo e una ragazza che si guardano intensamente, in un bianco e nero che fa risaltare i contorni dei loro volti. Una copertina può riassumere un libro? Sì, e succede anche nel caso di “Quasi per sempre”, il romanzo di esordio di Angelo D’Andrea, classe 1981. Nella vita fa il giornalista alla RSI, ma la passione per la scrittura l’accompagna da sempre.

Come e quando nasce questo romanzo?

Ho annotato nel tempo episodi, cose che mi hanno colpito. Questa somma di ‘momenti’ li ho collegati quando ho trovato un fil rouge. Il ‘collante’ della vicenda l’ho trovato due anni fa, e da quel punto ho stabilito come proseguire piuttosto in fretta.

Sei partito dal digitale, e alla fine sei approdato al cartaceo. Per quale motivo?

Avevo bisogno di feedback: è stato in passo in più alla ricerca di riscontri. Prima ne ho stampati tre, e li ho dati a un campione eterogeneo di potenziali lettori. Poi ho creato la pagina “Quasi per sempre” su Facebook, che sarà cancellata a giorni, e ho ricevuto pareri positivi. L’edizione digitale vendeva bene, e ho deciso di provare, partendo però dal presupposto che non volevo pagare per pubblicarlo.

In fondo al libro si legge "Made in Usa". Che percorso hai fatto per arrivare alla pubblicazione? Economicamente è un'operazione conveniente?

È un’operazione economicamente fantastica perché è gratuita. Ho fatto tutto tramite Amazon, che mette a disposizione l’intera piattaforma e poi ti segue nei vari passaggi fino alla stampa e alla vendita: il libro, sia in formato digitale che cartaceo, è acquistabile solo su amazon.it.

Passiamo al romanzo. Cristiano, il protagonista, ti assomiglia? Quanto è autobiografica la vicenda?

Non è un libro autobiografico, è fiction. Ho attinto alcuni dettagli dal mio vissuto, e da persone e fatti che ho sfiorato in questi anni. Qualcosa di lui, in me, c’è: quella sensazione di ansia che Cristiano prova a più riprese nel libro, anche io l’ho vissuta…

Dove è ambientata la vicenda?

In una Basilea fittizia, romanzata. Ci ho vissuto sette anni e la conosco bene. Certi luoghi esistono davvero, come il mitico Cargo Bar.

È un caso che il luogo più vivido e presente sia l'ospedale?

No. All’Ospedale universitario ci sono finito per davvero, in circostanze simili per certi versi a quelle della storia.

Guidi il lettore in un viaggio all'interno di Cristiano. Non solo nella sua testa, ma anche nel suo corpo.

Ciò che volevo raccontare è il panico, e l’ossessione del panico. Volevo spiegare come mi sono sentito io in quei momenti, e renderne partecipi anche tutti coloro che s’immergono nella storia.

In "Quasi per sempre" c'è molta musica. Quale significato ha per te?

Quella che c’è nel libro è la musica che ascoltavo mentre lo stavo scrivendo, che nelle sue sonorità ricreava quelle determinate sensazioni che fermavo sulla pagina bianca. Ogni momento particolare, ogni situazione ha un ‘mood’ sottolineato da un brano. Ho sempre ascoltato tantissima musica, è un elemento abbastanza dominante nella mia vita.

"Quasi per sempre": così la protagonista descrive la rottura di una storia. Perché l’hai scelto come titolo del libro?

Cercavo un titolo dopo averlo completato, e sfogliando ‘diagonalmente’ il testo mi sono imbattuto in quella battuta. Mi sembrava adeguata per riassumere il contenuto del libro.

Quale messaggio vuoi lanciare a chi si avvicina al libro?

Se in qualche circostanza hai avuto paura e ti sei sentito soverchiato dagli eventi, con questo romanzo ti voglio raccontare che c’è una via d’uscita. Come è successo a me.

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