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STORIE DI OSSESSIONI
21.12.18 - 06:000

L'obiettivo è proteggere, ma a volte i genitori generano ansia

Una donna spiega come le esperienze e i rapporti vissuti da piccola sotto il tetto familiare l'abbiano condizionata. Ora ha iniziato un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale

Anna ha 30 anni. Lavora in una nota ditta americana, nel Locarnese, come impiegata. I suoi genitori hanno sempre vissuto con un pensiero ansioso, insicuro, diffidente, iperpreoccupato.
«Mi dicevano "stai attenta agli amici, perché non ti puoi fidare di nessuno eccetto della famiglia". Ero incapace di creare relazioni esterne alla famiglia, ma anche con loro è stato difficile. Ad oggi non ho più stima e voglia di vedere i miei genitori. Quando vado da loro mi viene l’ansia, due anni fa ho venuto un attacco di panico».

I genitori l’avrebbero responsabilizzata troppo presto.
«Quando avevo cinque anni hanno aperto un bar e io e mia sorella ci siamo dovute auto gestire. Mi mancava una guida. Dico spesso che sono invecchiata molto presto. Se allora non lo capivo, oggi mi è tutto più chiaro».

Anna idealizzava il rapporto che univa i suoi genitori.
«Oggi ho capito che la loro unione non è come la immaginavo. Mio padre ne ha combinate di tutti i colori a mia madre. E lei, di conseguenza, è diventata un pezzo di ghiaccio».

Dal lato psicologico Anna si definisce una ragazza insicura, ansiosa, da sempre preoccupata per tutto. Una situazione che si è amplificata nell’ultimo anno, quando anche il rapporto con il compagno è entrato in crisi. Da allora è colpita da un reflusso gastroesofageo significativo e soffre della sindrome del colon irritabile.

Anna proviene da una famiglia con un circuito ansioso marcato, da cui è stata condizionata. È presente in lei una predisposizione genetica, di concerto con una vulnerabilità biologica che è stata attivata dal sistema familiare ansiogeno. In lei il tutto è sfociato in un circuito di ansia, associata all'insoddisfazione e a una ridotta stima personale. Anna ha incontrato il panico e l’anisa anticipatoria.

Dopo anni, finalmente, ha deciso di iniziare una psicoterapia cognitivo comportamentale con l'obiettivo di ristrutturare i circuiti del pensiero disfunzionali e riattribuirsi una vita senza ansia patologica.

Michele Mattia, FMH in psichiatria e psicoterapia

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