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PRO JUVENTUTE
22.02.18 - 07:000

Lo sport è solo competizione?

Molti ragazzi abbandonano le attività sportive anche a causa dell'eccessiva competitività. E spesso i genitori hanno un ruolo fondamentale

 

Recentemente mi è successo di leggere un dato pubblicato dall'Organizzazione mondiale della sanità, che dice che ben l'81% dei ragazzi in età scolastica (ragazzi di scuola media) pratica troppo poco movimento. Poi, sempre per caso, sono caduto sull'ennesimo articolo che narra di una quasi rissa scatenatasi ai bordi di un campo da calcio… dove i giocatori erano dei bambini.

Lo sport si è trasformato (o, comunque, si sta trasformando) in attività competitiva? Lo è sempre stato, così come è sempre stato anche veicolo di emancipazione sociale. Ma questo dato fa riflettere, comunque: in un momento in cui lo sport, anche – forse in un certo senso: soprattutto – quello praticato dai bambini è considerato un paradigma di competitività, ecco allora che i bambini e i giovani – che sono una cartina di tornasole della società – si disaffezionano e lasciano i campi da calcio, le palestre, le piste da ghiaccio. E dove se ne vanno? Cercano maggior conforto là dove sono nella possibilità di poter fare anche quello che desiderano, al di là della performance e della resa ad oltranza (che, lo sappiamo, molto spesso è quella di alcuni genitori e della quali a molti pargoli e giovani non interessa un fico secco).

Ragioniamo allora sul concetto di competitività, e facciamolo alla luce di quello che i nostri ragazzi dicono sulle necessità che tutti sembriamo avere (sembriamo…) legate alla performance, alla resa, alla formazione continua e iperspecializzata e chi più ne ha più ne metta: cosa è veramente importante per i nostri figli?

Articolo di Ilario Lodi, Responsabile Pro Juventute Svizzera italiana
 

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