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20.04.16 - 12:130

Dark Souls III: la morte si fa bella

Il terzo capitolo della saga da incubo di From Software è splendido ma (indovinate un po') dannatamente difficile

 

TOKYO - Se c'è qualcuno che è in grado di coniugare in una demoniaca e perfetta ricetta gioia, frustrazione, dolore e divertimento questo è Hidetaka Miyazaki, creatore di "Bloodborne" e della serie-culto "Dark Souls". Forse uno degli ultimi (se non l'ultimo) "autore" in un era in cui i games sono figli di svariati team e di centinaia di persone, è riuscito a inventare una formula che (misteriosamente) funziona a meraviglia fatta di trabocchetti malefici, nemici apparentemente insuperabili e tanti, tantissimi «Game Over».

Vita dura, morte facile - Miyazaki è uno che ha avuto una vita dura: figlio di una famiglia più che umile, ha lavorato alacremente fino ad arrivare, per fortuna ma anche per merito, in cima a quella che ormai è la "sua" azienda. Tutto grazie a un gioco in sviluppo che nessuno voleva più, "Demon Souls" per Playstation 3, finito fra le sue mani e con il quale ha potuto sperimentare appieno le sue (assolutamente inconsuete) idee, creando un gioco difficilissimo, ermetico ma allo stesso tempo fresco e gratificante. Il resto poi, è storia.

La chiusura del cerchio - Al lavoro fino a poco prima dell'anno scorso sul sorprendente "Bloodborne" per Playstation 4, campione d'incassi e titolo fra i più importanti del 2015, si è subito imbarcato in una nuova avventura: concludere la trilogia "delle anime", iniziata nel 2011, con un capitolo finale che fosse all'altezza del primo, ancora considerato da molti uno dei migliori videogame di sempre.

L'eredità delle tenebre - Una sfida bella tosta (ancora?) resa ancora più ostica dal fatto che con l'ultimo arrivato ("Bloodborne") le carte in tavola erano cambiate in maniera considerevole: armi da fuoco, combattimenti al cardiopalma e nemici che si trasformavano dinamicamente durante gli scontri. Insomma, "Dark Souls" andava rinnovato: sì, ma come?

Fuoco che brucia tenue - In primo luogo cromaticamente: dopo il «pozzo oscuro» della Yarnham di "Bloodborne" è tempo di luce (seppur tenue), quella dei tizzoni di un "fuoco" - che nella metaforicamente serie raffigura la vita - animante il/la protagonista e che splende attraverso la cenere. "Dark Souls III" è più luminoso, fra l'arancione il senape e il sabbia ma non meno spietato (figurarsi).

«Tu non puoi passare!» - Il gioco, infatti, le sue intenzioni le rende note sin da subito con un boss-spartiacque dopo 10 minuti scarsi scarsi: praticamente un buttafuori che potrebbe già scoraggiare in molti e sorprende (con le sue metamorfosi) anche i veterani. Insomma, Miyazaki vuole dimostrarci sin da subito che sa ancora come "farci fuori".

Questione di tecnica - Fra le altre modifiche sostanziali un sistema di attacchi speciali (diversi per ogni arma)  basati su una nuova barra-abilità, una diversa gestione delle mitiche "fiaschette salvavita" Estus e un riveduto approccio alla modifica dell'arsenale tramite gemme e pietre varie. Il resto, invece, è come ce lo ricordavamo ed è stato opportunamente raffinato . Anche il multiplayer, sempre assolutamente anti-convenzionale, funziona un filino meglio nella sua (voluta?) caoticità. 

Una caccia grossa (e lunga) - La "quest" del giocatore, che dopo Lordran e Drangleic, esplorerà il cinereo mondo di Lothric a caccia dei potentissimi Signori della cenere che in passato avevano acceso il Fuoco primitivo (come il "cattivone" del primo episodio Gwynn). Una missione che richiederà, la "solita" quarantina di gioco e svariati catini di sudore (e improperi).

Solo per i veri impavidi - Ma ne vale la pena? Dipende da che tipo di giocatore siete, va detto che "Dark Souls III" è a tutti gli effetti un prodotto di qualità  estrema ma sicuramente non è roba per tutti ed è bravissimo a scoraggiare anche chi magari "Bloodborne" se l'è mangiato in tutte le salse. Insomma, se vi piace farvi mettere alla prova, non ci sarà inferno più dolce.

VOTO: 9

 

 

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