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AUSTRALIA
25.02.21 - 08:000

Un rivoluzionario occhio bionico pronto per i primi test sull’uomo

L’impianto ottico dell’Università di Melbourne potrebbe consentire a pazienti non vedenti di recuperare la vista

Un team di ricercatori della Monash University di Melbourne, in Australia, ha sviluppato un occhio artificiale che potrebbe consentire a pazienti non vedenti di recuperare parzialmente la vista. Il sistema bionico prende il nome di Gennaris Bionic Vision System e, dopo dieci anni di studio, i ricercatori si preparano a quello che annunciano come il test clinico sull’uomo che rivoluzionerà per sempre la medicina bionica.
L’innovativo dispositivo è composto da una sorta di visore, personalizzato in base alla struttura fisica del paziente, all’interno del quale sono integrati una videocamera e un trasmettitore wireless. Una serie di microelettrodi da 9 x 9 millimetri vengono poi impiantati nell’area del cervello adibita alla vista, al fine di consentire la comunicazione tra gli occhi e il cervello. Grazie a un elaboratore grande quanto uno smartphone, il dispositivo traduce le immagini in impulsi che vengono infine trasmessi dalla retina direttamente alla corteccia visiva primaria, bypassando i nervi ottici danneggiati.
«Il nostro design crea un pattern visivo dalla combinazione di oltre 172 punti di luce (fosfeni) che forniscono informazioni all’individuo utili a muoversi dentro e fuori casa e a riconoscere la presenza di persone e oggetti intorno a sé», ha dichiarato Arthur Lowery, professore presso il dipartimento di Ingegneria Elettronica e Informatica della Monash University.
Lo scorso luglio è stato effettuato con successo il primo test ufficiale, grazie al quale è stato dimostrato che è possibile impiantare gli elettrodi di Gennaris nel cervello di tre pecore da laboratorio adoperando un inseritore pneumatico. Dopo un totale di 2.700 ore di stimoli non è stata riscontrata nessuna controindicazione salutare negli animali. Gli ottimi risultati raggiunti hanno quindi spinto il team di scienziati a passare allo step successivo, programmando i primi test su pazienti umani entro il 2021.
La speranza degli autori dello studio è che il metodo Gennaris possa condurre a risultati convincenti oltre che nella cura delle disfunzioni visive, anche nel trattamento di molte condizioni per le quali altre tecnologie hanno un beneficio limitato. Inoltre, i ricercatori sono positivi anche per quanto riguarda alcune condizioni neurologiche non curabili, come ad esempio la paralisi degli arti. «In caso di successo, il gruppo cercherà di creare una nuova impresa commerciale incentrata sulla fornitura di visori alle persone non vedenti o con problemi di movimento come i pazienti tetraplegici», ha affermato Lowery.
Al momento, quindi, il problema principale sembra essere quello di trovare aziende interessate ad investire ulteriormente nella ricerca e nella sperimentazione del nuovo impianto bionico. «Con ulteriori investimenti, saremo in grado di creare gli impianti corticali qui in Australia nelle quantità necessarie per procedere con i test umani», ha spiegato Marcello Rosa, professore di fisiologia alla Monash University.

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