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16.02.21 - 10:080

Nei robot si è accesa la prima scintilla dell’empatia

Realizzata per la prima volta una macchina capace di prevedere le azioni di un’altra semplicemente osservandola

Così come l’uomo può mettersi nei panni degli altri per anticiparne le azioni, così da oggi questa capacità può essere replicabile anche nei robot. È stata infatti realizzata per la prima volta una macchina che riesce a prevedere le azioni di un suo simile semplicemente osservandolo. È come dire, quindi, che nei robot si è accesa la prima scintilla dell’empatia.
A dimostrare ciò è stato un semplice esperimento condotto dai ricercatori della Columbia University di New York, guidati da Hod Lipson. I risultati dello studio, pubblicati sulla rivista Nature Scientific Reports, potrebbero essere la prova che anche nei robot esiste una Teoria della mente, ossia la capacità esclusiva di esseri umani e primati di mettersi nei panni degli altri per anticiparne le azioni. In questo modo, si aprirebbe la strada per una comunicazione più efficiente sia tra le macchine che tra queste e gli esseri umani.
Nel test eseguito dagli scienziati di New York, un robot doveva cercare dei cerchi di colore verde e dirigersi verso di essi. A volte però il cerchio verde era nascosto da una scatola di cartone rossa e in quel caso il robot o cercava un altro cerchio verde o si bloccava. Nel frattempo, un altro robot osservava la scena da una prospettiva che non gli nascondeva alcun cerchio verde. Ebbene, dopo aver osservato il suo partner per due ore, il robot osservatore ha iniziato ad anticipare l’obiettivo e il percorso dell’altro automa.
«Semplicemente osservando i comportamenti dell’altro, un robot molto semplice ma dotato di intelligenza artificiale è riuscito a prevederne i comportamenti. È quel che avviene durante molte delle interazioni umane, e fra le macchine si è verificato senza bisogno di fornire alcuna informazione», ha spiegato Cristina Becchio, scienziata dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova. In effetti, fino a ieri, l’obiettivo della cooperazione fra macchine era stato raggiunto programmandone il comportamento a priori. «I cobot, o robot collaborativi, esistono già e svolgono compiti assai più complessi di quelli descritti nell’esperimento di oggi. Ma hanno la caratteristica di reagire al comportamento altrui, non di prevederlo», ha ribadito Becchio.
Ciò che è invece accaduto nel caso dell’esperimento alla Columbia University è che il robot osservatore ha imparato da solo semplicemente osservando le difficoltà dell’altro automa, senza bisogno di parole, simboli o altri tipi di istruzioni. Il test, come ha dichiarato Antonio Frisoli, professore ordinario di Robotica presso la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, «ha misurato una forma primitiva di empatia tra due robot, misurata come la capacità da parte di un robot di predire il comportamento di un altro robot in assenza di comunicazione verbale, ma solo attraverso un’analisi visiva del comportamento dell’altro partner».
Questa capacità, tuttavia, apre importanti questioni di ordine etico. Infatti, se da una parte i robot in grado di prevedere i comportamenti senza bisogno di istruzioni potrebbero in futuro assistere persone disabili o cooperare come una squadra in una fabbrica o sul luogo di una catastrofe, dall’altra vi sono alcuni interrogativi da porsi. Ad esempio, afferma Frisoli, «fino a che punto un robot deve essere in grado di prendere decisioni autonome sulla base di una sua predizione? Può un robot, nell’anticipare il pensiero dell’uomo, manipolare l’uomo stesso e non essere più il mero esecutore di compiti? Sono tutti aspetti che meritano una riflessione attenta di tipo robo-etico e filosofico».

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