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17.04.20 - 06:000

La robotica in soccorso contro la pandemia da Covid-19

Uno studio rivela l’efficacia dei robot nei casi d’emergenza: dall’assistenza clinica alla logistica fino alla sicurezza

In uno studio appena pubblicato sulla rivista Science Robotics dal titolo “Combating COVID-19—The role of robotics in managing public health and infectious diseases”, un team di esperti internazionali ha spiegato in che modo la robotica può aiutare in maniera decisiva a combattere le pandemie, e in generale le malattie infettive, supportando concretamente il sistema sanitario.

L’idea di questo studio si basa sull’esperienza di quanto già avvenuto nel 2015 durante l’epidemia di ebola in Africa. In quell’occasione i robot si rivelarono utili per diverse funzioni. Ad esempio, furono impiegati in ambito clinico per decontaminare gli spazi chiusi, in ambito logistico per consegnare il cibo, e nella ricognizione per monitorare le persone messe in quarantena.

Negli ultimi 5 anni vi sono stati ulteriori progressi tecnologici e i campi di applicazione dei robot potrebbero essere ancora maggiori. In situazioni complesse come quelle dovute al diffondersi di un’epidemia, in effetti, la robotica può mostrarsi utilissima in diversi ambiti strategici. Si consideri il supporto all’assistenza clinica, come nella telemedicina e nella decontaminazione; alla logistica, nella gestione dei rifiuti, anche contaminati; alla sicurezza, nel controllo su chi è chiamato a rispettare le quarantene volontarie. Un altro importante ambito può essere quello della continuità del lavoro e del mantenimento delle funzioni sociali ed economiche.

Per ognuno di questi ambiti la robotica può offrire soluzioni davvero innovative. Per esempio, nel campo dell’assistenza clinica, che rappresenta uno dei problemi più gravi in questo periodo, la robotica può intervenire in aree specifiche quali la prevenzione, la diagnosi e lo screening, oltre che nella cura del paziente, ponendosi come un potente argine alla diffusione del virus e sollevando gli operatori socio-sanitari, soprattutto quelli in prima linea, da tanti degli impegni gravosi a cui sono soggetti durante le emergenze.

In Cina, dove la battaglia contro il Covid-19 è stata combattuta a tutto campo, si sono già sperimentate applicazioni in cui i robot svolgono compiti di ausilio all’uomo, come ad esempio lo screening mediante termometri o telecamere a infrarossi, la disinfezione di superfici, la consegna di pasti e medicine a persone anziane o in isolamento. In Spagna è in corso l’utilizzo di robot per accelerare gli esami di laboratorio sui tamponi. Tutto questo, ovviamente, non si va a sostituire al lavoro umano, ma va a integrarlo, permettendo al personale medico, paramedico e socio-sanitario di concentrarsi su compiti più delicati e impegnativi.

Inoltre, bisogna dire che i robot non solo processano informazioni e dati, ma sono soprattutto macchine capaci di agire, muoversi, manipolare, sollevare pesi, trasportare, e molto altro ancora. Questo sarà di fondamentale importanza nei casi di possibili emergenze future, dove i robot saranno utili anche per razionalizzare molti servizi sanitari, in modo da ottimizzare l’uso delle risorse umane e finanziarie, migliorando nel contempo la qualità e l’efficacia di alcuni di questi servizi. Quello che non deve mancare è il continuo investimento nella ricerca. Infatti, «senza un sostegno alla ricerca la storia si ripeterà e i robot non saranno pronti per la prossima epidemia», hanno sottolineato i ricercatori firmatari dello studio.

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