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SVIZZERA«Il nostro mandato è la stabilità dei prezzi»

10.04.24 - 15:46
Ha giusitificato così le scelte dell'istituto centrale svizzero Martin Schlegel in un discorso tenuto martedì sera a Ginevra.
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Fonte Ats
«Il nostro mandato è la stabilità dei prezzi»
Ha giusitificato così le scelte dell'istituto centrale svizzero Martin Schlegel in un discorso tenuto martedì sera a Ginevra.

GINEVRA - «Il nostro mandato è garantire la stabilità dei prezzi, non generare profitti»: lo ha detto Martin Schlegel, vicepresidente della direzione generale della Banca nazionale svizzera (BNS), tornando a giustificare la politica dell'istituto, che per l'esercizio 2023 non ha distribuito denaro a cantoni e Confederazione, suscitando non pochi malumori.

«La BNS deve disporre di un capitale sufficiente a sostenere le ampie fluttuazioni dei risultati di esercizio», ha sostenuto il 47enne in un discorso tenuto ieri sera al Centro internazionale di studi monetari e bancari (CIMB) di Ginevra.

«L'attuale rapporto fra capitale proprio e totale di bilancio rimane basso», ha insistito l'economista con dottorato conseguito all'università di Basilea. «L'incremento del capitale proprio della BNS deve avere priorità sulla distribuzione degli utili».

Nel suo intervento Schlegel - che taluni osservatori vedono come favorito nella corsa alla successione del presidente Thomas Jordan, che alla fine di settembre lascerà l'incarico dopo 17 anni nella direzione, di cui dodici quale numero uno - ha però parlato soprattutto degli interventi su larga scala della BNS sul mercato delle valute.

Per decenni il tasso di cambio ha svolto un ruolo chiave per l'economia elvetica e per la politica monetaria della Banca nazionale, ha ricordato l'oratore. È stato però solo durante la crisi finanziaria globale del 2008-2009 che la BNS ha iniziato a operare interventi valutari su larga scala. «Erano necessari per assolvere il mandato della BNS, ossia garantire la stabilità dei prezzi».

La BNS è ricorsa agli interventi in fasi sia di bassa che di alta inflazione. Tra il 2009 e il 2021 ha acquistato valuta estera per contrastare il rischio di deflazione: «Senza detti acquisti, l'inflazione sarebbe stata ancora più bassa», si è detto convinto l'esperto. Dopo l'impennata dei prezzi all'indomani della pandemia, l'istituto ha invece venduto valuta estera per inasprire la politica monetaria. Queste vendite, abbinate alla regolazione del tasso guida BNS, hanno attenuato il rincaro importato.

Il mix è riuscito a far rientrare l'inflazione nell'area di stabilità dei prezzi. Ma gli interventi sul mercato dei cambi generano effetti collaterali. «Gli acquisti di valuta estera hanno infatti determinato una forte espansione del bilancio della BNS, che a sua volta ha fatto aumentare la volatilità dei risultati di esercizio», osserva Schlegel. «La BNS deve pertanto disporre di una base patrimoniale sufficiente per sostenere eventuali perdite».

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