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25.11.21 - 10:060

L'Antitrust italiana contro le etichette Nutriscore, possono essere ingannevoli

Ben l'85% dei prodotti Made in Italy verrebbe bocciato dal sistema di etichettatura che molti paesi stanno già usando.

«L’equilibrio nutrizionale – precisa Coldiretti – non va ricercato nel singolo prodotto ma nell’equilibrio tra i diversi cibi».

ROMA - Da diversi mesi l'Italia sta combattendo una lotta contro le famose etichette alimentari Nutriscore, che stanno pian piano prendendo piede in Europa. In particolare questa tipologia di etichettatura a colori (o semaforo) esclude paradossalmente dalla dieta alimenti sani e naturali che da secoli sono presenti sulle tavole italiane, e «favoriscono prodotti artificiali in cui, in alcuni casi, non è nota nemmeno la ricetta» denuncia per l'ennesima volta Coldiretti. 

Le etichette Nutriscore tengono in considerazione solamente un numero limitato di sostanze nutritive (come ad esempio i grassi, il sale e gli zuccheri) e le calorie, prendendo in esame 100 grammi di prodotto, e non la singola porzione. In questo modo prodotti come l'olio d'oliva vengono considerati super dannosi, ma difficilmente se ne assumono 100 grammi tutti in una volta. 

Insomma, numerosi prodotti tipici della dieta mediterranea, tanto esaltata da medici e dietisti, rientrerebbero nella fascia rossa/arancione dell'etichetta. In particolare Coldiretti ha calcolato che ben l'85% dei prodotti Made in Italy verrebbero bocciati qualora entrasse in vigore anche in Italia l'etichetta Nutriscore.  

Ora l'Antitrust italiano ha avviato cinque istruttorie sull'uso del sistema di bollinatura Nustriscore da parte delle società italiane Carrefour Italia, Valsoia, GS e Pescanova Italia, delle società francesi Regime Dunkan e Diet Lab, della società inglese Weetabix e di una società tedesca attiva nella produzione di caramelle. Stando all'Autorità Garante della concorrenza, il sistema a semaforo Nustriscore, «può indurre in valutazioni errate sulla salubrità di un determinato prodotto, prescindendo dalle esigenze complessive di un individuo (dieta e stile di vita), dalla qualità e dalla frequenza di assunzione all'interno di un regime alimentare variegato ed equilibrato».

«L’equilibrio nutrizionale – precisa Coldiretti – non va ricercato nel singolo prodotto ma nell’equilibrio tra i diversi cibi consumati nella dieta giornaliera e per questo non sono accettabili etichette semplicistiche che allarmano o scoraggiano il consumo di uno specifico prodotto». 

La vicina penisola sta portando avanti la battaglia non soltanto per non introdurre questa tipologia di etichettatura, ma anche per abolirla nel resto del mondo, in quanto problematica per l'export dei prodotti italiani. Oltre all'olio extravergine di oliva, anche il Parmigiano Reggiano, il Prosciutto di Parma e il Gorgonzola, prodotti molto conosciuti anche all'estero, finirebbero per avere un'etichetta rossa. 

I problemi legati alle etichettature non sono una prerogativa dell'Europa. In Cile il bollino nero viene già applicato su prodotti come il Parmigiano, il Gorgonzola, il prosciutto e persino gli gnocchi. E anche l'Australia ha adottato un sistema a stelle come il Nutriscore. 

L'Italia non è il solo Paese a lottare contro queste etichette. In Spagna è intervenuto il Senato, che ha chiesto al Governo di bloccare l'adozione del sistema Nutriscore, perché provoca «incertezza negli operatori del settore agroalimentare e confusione nel consumatore». Anche in Francia i produttori di formaggio si sono fatti sentire, e il ministro dell'agricoltura ha dichiarato che è necessaria una revisione della metodologia su cui si basa il sistema «perché determina classificazioni che non sono necessariamente conformi alle abitudini alimentari». 

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