Immobili
Veicoli
KEYSTONE
Audizione alla Camera per gli amministratori delegati di Apple, Amazon, Google e Facebook.
STATI UNITI
29.07.20 - 20:100

Big Tech sotto accusa: «Troppo potenti»

Gli amministratori delegati di Apple, Amazon, Google e Facebook sono stati ascoltati dalla Commissione antitrust

Fonte Ugo Caltagirone (ANSA)
elaborata da Fabio Caironi
Giornalista

WASHINGTON - Sono i quattro uomini più potenti di quella Silcon Valley e di quella West Coast americana avanguardia mondiale della tecnologia. Ma quando sei davanti al Congresso non si fanno sconti, non importa se ti chiami Mark Zuckerberg, Jeff Bezos, Tim Cook o Sundar Pichai.

Così i guru delle 'big four' dell'hi tech sono finiti sotto torchio, costretti a difendersi dalle accuse di pratiche anticompetitive dopo 13 mesi d'indagini condotte sul modo di fare business di Facebook, Amazon, Apple e Google.

«Queste aziende sono diventate troppo potenti, ancora di più con la pandemia, bisogna fare qualcosa», l'atto di accusa che si leva dall'aula della commissione antitrust della Camera dove i quattro protagonisti vengono definiti «titani, imperatori dell'economia online».

A Capitol Hill qualcuno l'ha definito l'evento dell'anno, seppur virtuale. Un'audizione trasformatasi presto in un processo a 360 gradi, condizionato anche dalle minacce sparate da Donald Trump a qualche ora dall'inizio dello show: «Se il Congresso non riesce a portare correttezza e onestà nelle Big Tech, cosa che avrebbe dovuto fare anni fa, lo farò io con dei decreti", il monito lanciato su Twitter, il grande assente. "A Washington tutti parlano ma nessuna azione è stata intrapresa per anni, e la gente di questo Paese è stanca di ciò», ha aggiunto il presidente americano.

Del resto è noto l'astio (e forse l'invidia) di Trump verso Jeff Bezos, l'uomo più ricco della Terra e proprietario oltre che di Amazon anche dell'odiato Washington Post. Senza contare lo scontro aperto in atto tra il tycoon e i social media che oramai sempre più spesso lo correggono o lo censurano per contenuti ritenuti fonte di disinformazione se non d'istigazione alla violenza o all'odio. E poi i rapporti con la Cina, con Apple ad esempio che assembla gran parte dei suoi prodotti nel Paese asiatico.

«Credo sia giusto che Amazon venga messa sotto esame. Dovremmo farlo con tutte le grandi istituzioni, siano queste aziende, agenzie governative e organizzazioni no profit», ha ammesso con toni concilianti Bezos, il più emozionato dei quattro perché al suo debutto assoluto davanti al Congresso. Bezos ha quindi sottolineato come «non sia una coincidenza che Amazon sia nata negli Usa. Più che ogni altro posto sulla Terra, le aziende possono iniziare, crescere e prosperare negli Stati Uniti». E poi la sua creatura, si è difeso, si trova oramai ad affrontare ogni giorno una concorrenza crescente.

Anche Zuckerberg, sulla difensiva, ha provato a fare leva sul patriottismo: «Facebook è un'azienda americana, orgogliosa di esserlo. Crediamo nella democrazia, nella libertà d'espressione, nella concorrenza e dell'inclusione sui quali si fonda l'economia Usa», ha affermato, sottolineando come «la Cina sta costruendo la sua versione di Internet su valori diversi e tenta di esportare questa visione in altri Paesi».

Ma l'elenco delle 'lamentele' verso Big Tech è lungo e variegato. Quella mossa a tutte e quattro, che complessivamente hanno un valore di mercato di quasi 5.000 miliardi di dollari, riguarda la l'abuso di posizione dominante e l'uso della forza per soffocare i rivali più piccoli. Questo vale soprattutto per Bezos, mentre Cook deve invece difendere Cupertino dall'accusa di usare il pugno duro sull'App Store per bloccare i rivali e costringere le app a pagare elevate commissioni. Zuckerberg e Pichai, infine, sono soprattutto nel mirino dei repubblicani che ritengono le loro piattaforme troppo faziose contro i conservatori, e sono criticate dai democratici che le accusano di non fare abbastanza per contenere i discorsi di incitamento all'odio.

Potrebbe interessarti anche
TOP NEWS Economia
UNIONE EUROPEA
3 ore
Unione Europea, niente etichetta di “energia verde” per il nucleare
Lo hanno deciso gli esperti. Il motivo? È a emissioni zero, ma non impatto zero. Bocciato (con riserva) il gas naturale
STATI UNITI
5 ore
Rallenta la crescita degli abbonati, tonfo di Netflix a Wall Street
A pesare è anche l'agguerrita concorrenza e la riapertura dell'economia
SVIZZERA
6 ore
Galaxus aggiunge Decathlon al suo assortimento
Durante la pandemia è cresciuta la domanda di articoli sportivi, ha spiegato il rivenditore
STATI UNITI
21 ore
Instagram e la nuova offerta a pagamento
È in fase di test una funzionalità che permette agli utenti di abbonarsi a dei profili e accedere a contenuti esclusivi
FRANCIA / GERMANIA
1 gior
Il nucleare? «Non è un'energia né sostenibile né economica»
Il segretario di stato tedesco per l'ambiente Stefan Tidow ha espresso la propria contrarietà
MONDO
1 gior
Twitter, un bollino rosso contro le fake news Covid
Arriva l'etichetta "Fuorviante" per contraddistinguere i contenuti «indiscutibilmente falsi o ingannevoli»
STATI UNITI
1 gior
L'improvviso interesse di Google per le criptovalute
La compagnia ha annunciato di aver creato una nuova divisione blockchain, guidata dal vicepresidente Venkataraman
CINA
1 gior
Cina, carbone e promesse di un calo delle emissioni non rispettate
A metà 2021 il governo di Xi Jinping ha messo in atto delle misure drastiche che hanno retto solo fino a ottobre
MONDO
1 gior
WEF, sale il pressing per "carbon tax" e uno stop ai sussidi
Al meeting virtuale si alzano le voci per la svolta nelle politiche climatiche. Le parole di Bill Gates e John Kerry
REGNO UNITO
1 gior
I contenuti esclusivi, la misura del successo nello streaming
Il report: «Fondamentale sapere quali contenuti risuonano di più per essere all'avanguardia in uno spazio affollato»
Copyright ©2022 - TicinOnline SA  WhatsApp |  Company Pages | Mobile Report

Stai guardando la versione del sito mobile su un computer fisso.
Per una migliore esperienza ti consigliamo di passare alla versione ottimizzata per desktop.

Vai alla versione Desktop
rimani sulla versione mobile