Keystone
ITALIA
09.08.19 - 22:550

È già piena campagna elettorale: è tutti contro tutti

Si sta delineando in queste ore il percorso che porterà alla caduta ufficiale del governo italiano

ROMA - Il giorno dopo l'avvio della crisi, è già piena campagna elettorale. È tutti contro tutti. Il vicepremier Matteo Salvini (Lega) teme un "inciucio" fra Partito democratico (Pd) e Movimento 5 Stelle (M5S) e presenta la mozione di sfiducia al premier al Senato. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte risponde chiedendo ai presidenti delle Camere di poter intervenire con sue comunicazioni che potrebbero, teoricamente, troncare il dibattito parlamentare sul nascere qualora il premier annunciasse la sua intenzione di recarsi dal presidente della Repubblica per dimettersi.

È guerra dei nervi, dunque, nella ex maggioranza con i pentastellati che rispondono al ministro dell'interno Salvini dandogli del "giullare", del traditore, accusandolo di aver accelerato la rottura per evitare l'approvazione della legge sul taglio dei parlamentari. Conte si è comunque preso una giornata di riflessione. Si è fatto vedere poco a Palazzo Chigi. I suoi collaboratori dicono che ha preferito passare delle ore in famiglia. Quello che aveva da dire lo ha detto ieri, in una conferenza stampa all'attacco di Salvini.

Intanto si delinea il percorso che porterà alla caduta ufficiale del governo. La presidente del Senato, Elisabetta Casellati, ha convocato i capigruppo per lunedì, per stabilire la data del voto di sfiducia, atteso, al momento, per dopo Ferragosto. La Lega ha già presentato la sua mozione: «Troppi no, come quello clamoroso e incredibile alla Tav (la linea ferrovia per treni ad alta velocità tra Torino e Lione), fanno male all'Italia», c'è scritto.

Ma i pentastellati rilanciano: approviamo subito in via definitiva la sforbiciata alla poltrone. L'intenzione del partito di Luigi Di Maio è quella di chiedere la convocazione straordinaria della Camera per votare la riforma prima della discussione al Senato sulla mozione di sfiducia. E allora anche il Pd ci prova: votiamo anche la mozione di sfiducia a Matteo Salvini, quella che i democratici hanno depositato tempo fa sui sospetti fondi russi alla Lega. Salvini guarda con sospetto a queste sfide, a questa convergenza di provocazioni. Prima attacca: sono solo stratagemmi per non andare a votare, visto che «tanta gente ha paura di non essere rieletta. Poi evoca lo spetto degli "inciuci", dei governi tecnici. Sento che ci sono toni simili tra Pd e M5S - dice - Sarebbe incredibile un governo (Matteo) Renzi-Di Maio. Sarebbe un governo inaccettabile per la democrazia».

Chiamati in causa, Cinque stelle e democratici negano alleanze segrete, piani sotterranei. I primi gli danno del traditore, mentre il segretario del Pd Nicola Zingaretti sentenzia: «Il populismo al governo ha fallito», per questo la sfida delle elezioni «non è persa. Ci saranno due alternative: la Lega o il Pd. L'ex premier Renzi replica da facebook: «Caro Salvini, meno mojiti, più camomille».

Il leader della Lega ha fretta di andare a elezioni, di mettere a reddito il malloppo di consenso elettorale accumulato in questi mesi di governo. Sarà candidato premier, vuole che gli italiani gli diano "pieni poteri". Ha anche accarezzato l'idea di far correre la Lega senza alleati, e di vedere come va, per guardarsi attorno dopo le elezioni, nel caso in cui non possa fare da sola.

I compagni di viaggio naturali sono Forza Italia (FI) e Fratelli d'Italia (FdI). Gli azzurri stanno facendo i conti con la diaspora del presidente della Regione Liguria Giovanni Toti. Il governatore della Liguria ha già annunciato che il simbolo del suo movimento, "Cambiamo", sarà sulla scheda elettorale. FdI si fa forte degli esiti delle ultime tornate elettorali. Così la deputata Giorgia Meloni avverte Salvini. «Noi le alleanze le facciamo prima del voto e non dopo. Non avrebbe molto senso rischiare di fare un altro governo con un gioco di palazzo dopo il voto, piuttosto che un'alleanza che gli italiani invocano da mesi. In serata Salvini sembra aprire: «Non si è deciso se correremo da soli. Abbiamo un'idea di Italia per i prossimi cinque anni che sottoporremo a chi la condivide con noi».

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