Keystone
REGNO UNITO
07.06.19 - 17:230
Aggiornamento : 19:12

May formalizza le dimissioni da leader Tory

11 Tory in campo per conquistare Downing Street: il favorito rimane Boris Johnson

LONDRA - Theresa May ha formalizzato le dimissioni da leader del Partito conservatore britannico, annunciate due settimane fa di fronte al fallito tentativo di ottenere la ratifica di un accordo sulla Brexit in Parlamento.

La premier resta alla guida del governo a Downing Street fino a quando i Tory non avranno eletto un successore: le procedure ufficiali scatteranno la settimana prossima, per concludersi con l'indicazione del prescelto o della prescelta fra il 22 e il 25 luglio. In campo ci sono già 11 pretendenti.

La notifica delle dimissioni è arrivata attraverso una lettera inviata dalla May al Comitato 1922, l'organismo interno al gruppo parlamentare Tory incaricato di gestire le elezioni per la leadership, riporta l'agenzia Pa.

I possibili successori - Allineati in campo, potrebbero fare una squadra di calcio, ma il loro obiettivo è sgambettarsi l'un l'altro. Sono undici i pretendenti ad oggi in lizza nella corsa per subentrare a Theresa May come leader del Partito conservatore britannico (e poi come premier) al via ufficialmente da oggi e con le prime votazioni interne al gruppo parlamentare in programma dalla settimana prossima.

Una schiera nella quale si contano tre frontrunner (Boris Johnson, Michael Gove e Jeremy Hunt); quattro outsider (Andrea Leadsom, Dominic Raab, Sajid Javid e Matt Hancock); e quattro comprimari. Quasi tutti (10 su 11) si dichiarano impegnati ad attuare la Brexit senza ripensamenti, ma sono divisi sull'ipotesi più estrema: quella di un divorzio senza accordo (no deal) da Bruxelles. Eccone l'elenco, dai più radicali ai più moderati.

NO DEAL QUI ED ORA (LE DONNE SUPER FALCO)

- ESTHER MCVEY, 51 anni, ministra del Lavoro fino al 2018, è un'euroscettica oltranzista. E' stata la prima a dirsi a favore di "un taglio netto dall'Ue": ossia a un no deal senza altri tentativi negoziali.

- ANDREA LEADSOM, 56 anni, influente ministra dei Rapporti con il Parlamento (Leader of the House) fino al mese scorso, si è in sostanza associata alle posizioni delle McVey, ma con maggior peso politico di lei.

PRONTI AL NO DEAL IL 31/10 SE L'ACCORDO CON L'UE NON CAMBIA

- BORIS JOHNSON, 54 anni, ex sindaco di Londra ed ex ministro degli Esteri, è una figura divisiva quanto popolare nella base Tory. Di sicuro il favorito se riuscirà a restare fra i primi due nelle votazioni parlamentari e ad arrivare al ballottaggio finale di fronte agli iscritti. Dice di voler negoziare ancora con l'Ue, ma non oltre la proroga concessa fino al 31 ottobre: poi, avverte, la Brexit ci deve essere, "con o senz'accordo".

- DOMINIC RAAB, 45 anni, avvocato, già ministro per la Brexit, promette una strategia analoga a quella di Johnson, ma con una retorica ancor più da falco. Fino a evocare la possibilità di non convocare il Parlamento a fine ottobre, per realizzare in caso di necessità un divorzio no deal senza ulteriori dibattiti alla Camera dei Comuni.

- SAJID JAVID, 49 anni, ministro economico sotto David Cameron, promosso titolare dell'Interno da Theresa May l'anno scorso, figlio d'immigrati pachistani musulmani, ammiratore sfegatato di Margaret Thatcher, è un pro Remain pentito e un neo brexiteer. Anche per lui il Regno deve uscire dall'Ue il 31 ottobre, deal o no deal. 

CAUTI SUL NO DEAL

- MICHAEL GOVE, 51 anni, euroscettico da sempre, dottor sottile delle trame di partito, è attualmente ministro dell'Ambiente e capofila dei brexiteer pragmatici. Rispetto all'ex amico e sodale Boris Johnson, è più prudente sull'ipotesi no deal. Non la esclude, come alternativa preferibile al 'no Brexit', ma è fiducioso di poterla evitare e di poter chiudere un accordo migliore con Bruxelles. Anche a costo di un rinvio ulteriore di poche settimane dell'uscita, oltre il 31 ottobre.

- JEREMY HUNT, 52 anni, ministro degli Esteri in carica, ha una piattaforma molto simile a quella di Gove, ma a differenza del titolare dell'Ambiente è un ex pro Remain: che ora dice di volere la Brexit e tuttavia considera il no deal solo come extrema ratio, anzi un potenziale "suicidio per i Tory".

- MARK HARPER, 49 anni, deputato semplice, non si distingue da Gove o Hunt. Destinato a essere assorbito da uno di loro.

* PRO BREXIT, MA CONTRARI AL NO DEAL IN QUALSIASI CASO

- RORY STEWART, 46 anni, ex diplomatico appena asceso alla carica di ministro della Cooperazione Internazionale, promette l'uscita dall'Ue, ma solo un'uscita concordata. Punta probabilmente a farsi conoscere e a preparare il terreno per una sfida più credibile futura da anti-Johnson in tempi migliori.

- MATT HANCOCK, 40 anni, economista e ministro della Sanità, è il più giovane del lotto e contende il ruolo di candidato moderato a Stewart, rispetto al quale appare più sfumato, ma in vantaggio in termini di consensi potenziali già attuali.

PRO REMAIN

- SAM GYIMAH, 42 anni, nero, ex sottosegretario all'Università, è il solo sostenitore d'un secondo referendum sulla Brexit su piazza. La sua è una candidatura isolata, di testimonianza: al momento non ha neppure il sostegno minino di 8 deputati necessario per essere ammesso alla prima votazione.

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