Keystone - foto d'archivio
ITALIA
27.05.19 - 20:130

Debito pubblico, l'Italia rischia una multa da 3,5 miliardi di euro

Il leader della Lega ha invitato la Commissione europea «a prendere atto che i popoli hanno votato per il cambio e la crescita» e che l'era «della precarietà e della disoccupazione è finita»

ROMA  - Ancora pochi giorni, forse poche ore, e la Commissione europea invierà all'Italia l'attesa lettera sul debito pubblico. Giuseppe Conte e Jean-Claude Juncker ne parleranno probabilmente faccia a faccia al Consiglio europeo e poi, da mercoledì, ogni giorno per i commissari potrebbe essere quello buono per chiedere al governo italiano chiarimenti sul progressivo aumento del rapporto debito-Pil, in aperta controtendenza rispetto ai parametri europei.

La lettera arriverà sicuramente entro questa settimana e da quel momento partirà un fitto dialogo tra Roma e Bruxelles che potrebbe portare, nel caso di scontro estremo tra le due parti, fino all'ipotesi di deposito cauzionale (che potrebbe trasformarsi nell'imposizione di una sanzione) pari allo 0,2% del Pil, ovvero 3,5 miliardi di euro, ai danni dell'Italia.

Un'opzione ancora tutta da verificare, che richiederebbe tempi comunque piuttosto lunghi con più passaggi successivi nel collegio dei Commissari e all'Ecofin, ma che il ministro dell'Interno Matteo Salvini, forte del trionfo alle urne, respinge immediatamente al mittente.

Il leader della Lega ha invitato la Commissione «a prendere atto che i popoli hanno votato per il cambio e la crescita» e che l'era «della precarietà e della disoccupazione», come l'ha definita, «è finita». «Quello che è chiaro - ha ribadito più volte il vicepremier nel corso della giornata post elettorale - è che non si alzano le tasse, che l'aumento dell'Iva non esiste» e che i parametri di Maastricht, a partire dal 3% di deficit difeso invece da Vincenzo Boccia, vanno ridiscussi.

Parlare ora di una possibile multa miliardaria è effettivamente prematuro perché la partita è in realtà ancora tutta da giocare e l'incertezza del momento, in Italia come in Europa, si è vista anche sui mercati, inizialmente poco mossi, ma innervositi nel corso delle ore proprio dalla sostanziale ambiguità della situazione. C'è chi dice per lo spettro sanzione, chi per l'ammorbidimento di Luigi Di Maio sulla flat tax (che potrebbe preludere ad uno sforamento del 3% di deficit), chi per l'ennesima uscita pro spesa del leghista Claudio Borghi, lo spread tra Btp e Bund è salito rispetto alla chiusura di venerdì di 15 punti base, arrivando a 282.

Quello italiano è stato l'unico differenziale a salire in Europa: anche quello della Grecia, sulla scia del successo della Nuova democrazia (ND) e delle elezioni anticipate richieste da Alexi Tsipras, è diminuito, portandosi a 40 punti dal decennale italiano e ad appena 13 dai titoli a tre anni. Piazza Affari, nonostante l'exploit di Fca e Exor per la fusione annunciata con Renault, non è riuscita a chiudere in positivo, fermandosi a -0,06%.

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