Keystone
REGNO UNITO
23.05.19 - 11:420

Sale la pressione per le dimissioni: Theresa May allo stremo

Secondo molti il suo destino sarebbe segnato, il ministro degli Esteri: «Resterà fino a giugno per accogliere Trump»

LONDRA - Prosegue il pressing per le dimissioni di Theresa May in casa Tory, dopo l'esplosione ieri della rivolta in seno al gruppo parlamentare del suo partito e allo stesso governo sfociata in serata nell'addio alla compagine dell'ambiziosa ministra brexiteer Andrea Leadsom.

Secondo la Bbc, diversi altri ministri considerano a questo punto segnato il destino di May e si aspettano che domani - finita la giornata elettorale - ella fissi come minimo una data per uscir di scena.

«Ho dato il mio consiglio a Downing Street», si è limitata a dire stamane in pubblico Penny Mordaunt, titolare della Difesa.

Leadsom per ora è stata rimpiazzata da un facente funzioni, Mark Spencer. Mentre emergono racconti sulle divisioni e sul clima da psicodramma delle riunioni di ieri durante le quali anche l'entourage ha cercato di convincere May a mollare: decretando l'impossibilità di far passare la Brexit ai Comuni con lei in sella e il rischio di "distruzione" del partito.

Alla fine, l'immagine di giornata è diventata quella di una premier sorpresa dai fotografi spossata e apparentemente in lacrime.

«Riceverà lei Trump, è giusto così» - Theresa May «sarà ancora primo ministro per ricevere» il presidente degli Usa Donald Trump - atteso in visita di Stato nel Regno Unito dal 3 al 5 giugno - «ed è giusto che sia così».

Lo ha detto oggi il rampante ministro degli Esteri, Jeremy Hunt, a margine di una conferenza sulla cyber-sicurezza a Londra. Le sue parole fanno pensare che in effetti domani la premier, ormai isolata nel governo e nel partito sulla Brexit, possa limitarsi a concordare la data d'un suo passo indietro a giugno e forse a renderla pubblica.

In precedenza Hunt - che già ieri aveva cercato invano di vedere faccia a faccia la May - era stato ricevuto dalla premier a Downing Street. Ma all'uscita si era rifiutato di rivelare i contenuti della conversazione.

«Tutte le discussioni fra il ministro degli Esteri e il primo ministro devono rimanere confidenziali e non sarò io a cambiare questo stamattina», aveva tagliato corto di fronte ai reporter.

Hunt, tiepido pro Remain al referendum sulla Brexit del 2016, quand'era ancora ministro della Sanità, è da tempo passato dalla parte dei brexiteer.

Il suo nome è ora fra i più gettonati, assieme a quello della neo dimissionaria Andrea Leadsom, per la successione alla May come leader Tory e come premier laddove la prossima sfida interna al partito dovesse chiudersi nelle prime votazioni in seno al solo gruppo parlamentare.

Mentre se si arrivasse a un ballottaggio di fronte alla base degli iscritti, che il regolamento del Partito Conservatore prevede solo come estrema istanza, il favorito diverrebbe il più popolare Boris Johnson, suo predecessore alla guida del Foreign Office.

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