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REGNO UNITO
21.01.19 - 17:440
Aggiornamento : 18:17

Brexit, May: «Dialogo sì, rinvio dell'uscita no»

La premier apre su backstop e garanzie. Niente referendum bis. Corbyn: «May continua a negare la realtà». Reazioni cautamente positive da Johnson e Dup

LONDRA - La premier britannica Theresa May afferma di essere disponibile a un «dialogo costruttivo e senza precondizioni» con le opposizioni su un piano B sulla Brexit.

Tuttavia, May lamenta il forfait del leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn, insistendo che un no deal può essere escluso solo sulla base dell'approvazione di un accordo, mentre ha escluso che la richiesta di un rinvio dell'uscita dall'Ue del 29 marzo possa essere rivolta a Bruxelles senza la preliminare indicazione di una nuova bozza d'intesa.

May non ha fatto peraltro alcuna apertura concreta alle opposizioni, neppure quando è stata sollecitata da diversi esponenti laburisti di primo piano (Jeremy Corbyn, Ed Milibad, Yvette Cooper e molti altri) ad accettare almeno l'ipotesi di una permanenza post Brexit del Regno Unito nell'unione doganale europea dopo la Brexit se una mozione a favore fosse approvata ai Comuni.

Al riguardo si è limitata a dire che la voce del Parlamento va ascoltata, ma anche che "non può essere tradita" la volontà popolare espressa nel referendum del 2016, annacquando la Brexit oltre quanto promesso agli elettori. La premier ha del resto ripetutamente escluso che l'articolo 50 possa essere revocato e l'uscita della Gran Bretagna dall'Ue bloccata.

«È un dovere attuare la Brexit e attuarla con un accordo», ha tagliato corto.

May apre su backstop e garanzie - La premier britannica Theresa May indica come novità della sua linea sulla Brexit un maggiore coinvolgimento del Parlamento per definire un piano B, l'impegno del governo a garantire i diritti attuali su lavoro, ambiente e sanità nel Regno Unito anche dopo il divorzio e l'impegno a trovare una soluzione che consenta di mantenere un confine senza barriere in Irlanda del Nord allontanando lo scenario di un backstop.

La premier esclude peraltro di rimettere in causa l'accordo di pace del Venerdì Santo.

Niente referendum bis - Un secondo referendum sulla Brexit minerebbe la fiducia del popolo britannico nella politica: lo ha ribadito la premier Theresa May ai Comuni avviando la discussione di un piano B, riconoscendo che alcuni deputati le hanno suggerito questa soluzione nei suoi colloqui allargati di questi giorni con esponenti di tutti i partiti, ma si è dichiarata fiduciosa che essa non abbia il sostegno della maggioranza della Camera.

Corbyn: «May continua a negare la realtà» - Le aperture della premier britannica Theresa May al dialogo sulla Brexit sono "una finzione" e la premier Tory continua a "negare la realtà", mantenendo linee rosse sul suo accordo "completamente" bocciato in Parlamento. Così il leader laburista Jeremy Corbyn, insistendo sulla necessità che il governo tolga dal tavolo ogni ipotesi di no deal, come anche il suo cancelliere dello Scacchiere, Philip Hammond, vuole.

Corbyn ha anche ironizzato sull'impegno di May di cercare di nuovo "concessioni" dall'Ue sul backstop per l'Irlanda del Nord.

Reazioni cautamente positive da Johnson e Dup - Reazioni cautamente positive dai ribelli Tory dell'ala dei falchi brexiteers e dalla destra unionista nordirlandese del Dup alle dichiarazioni di oggi della premier Theresa May ai Comuni sulla volontà del governo di definire un piano B sulla Brexit che allontani lo scenario del backstop dopo la bocciatura parlamentare della precedente bozza d'accordo.

A nome dei primi, gli ex ministri Boris Johnson e Dominic Raab hanno elogiato l'intenzione di May di "tornare a Bruxelles" per trovare un accordo diverso sul backstop. E lo stesso ha fatto il capogruppo del Dup, Nigel Dodds. Tutti hanno però invocato rassicurazioni "vincolanti" in materia, mentre la premier si è limitata a evocare la disponibilità a ridiscutere di una soluzione accettabile per la maggioranza a Westminster sul tema, ma anche negoziabile con l'Ue.

Nettamente negativo, invece, il giudizio sull'atteggiamento di May di tutti i partiti di opposizione (Labour, LibDem, indipendentisti scozzesi), i quali hanno accusato la premier di aver in sostanza confermato le sue chiusure.

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