Keystone
EGITTO
29.03.18 - 10:110
Aggiornamento : 20:41

«Presidenziali: vince al Sisi. Affluenza al 40%»

Il presidente in carica ha conquistato oltre il 90% delle preferenze

IL CAIRO - Abdel Fattah Al Sisi ha vinto le elezioni presidenziali con un prevedibile risultato plebiscitario di oltre il 90% a fronte però di un'affluenza alle urne scesa di cinque punti rispetto alla tornata del 2014. Un mezzo crollo che però resta sopra la soglia del 40% in un Paese in cui anche l'accesa battaglia elettorale di sei anni fa non aveva spinto al voto più di un egiziano su due.

Questo almeno è il quadro che si delinea sulla base di risultati provvisori forniti da un autorevole quotidiano statale in attesa dei dati ufficiali che saranno annunciati il 2 aprile.

Il dato certo, e scontato da mesi, è che Sisi sarà presidente dell'Egitto per altri quattro anni: secondo il sito del giornale Al Ahram, più o meno in linea con altri media egiziani, il capo di Stato ha raccolto attorno ai 23 milioni di voti realizzando una percentuale di consensi di "circa il 92%". Il suo unico sfidante, il poco noto Moussa Mostafa, avrebbe preso il 3%. Il resto sarebbero voti nulli.

Le percentuali sono basate su una cifra di oltre 59,78 milioni di elettori. L'affluenza alle urne, che in assenza di candidati con reali possibilità di vittoria è considerato un test sulla legittimità del potere di Sisi, si sarebbe attestata su un 42% scarso desumibile dai «circa 25 milioni» di elettori indicati da Al Ahram.

La percentuale è inferiore al 47% delle elezioni che incoronarono Sisi 'faraone' quattro anni fa, anche quella volta vincendo contro un solo candidato, seppur di peso politico superiore a Mostafa (Hamedine Sabahi). Il presidente, comunque, su Twitter si è detto «fiero degli egiziani in fila alle urne».

Peraltro anche nel primo turno delle combattutissime presidenziali del 2012, quelle con 13 candidati in lizza per rimpiazzare il rais Hosni Mubarak travolto dal vento della primavera araba egiziana, ci si fermò al 46%, sintomo di una strutturale inappetenza elettorale. Anche al drammatico ballottaggio in cui quell'anno vinse di un soffio l'islamico Mohamed Morsi, l'affluenza non superò il 52%.

Il deserto (di candidati) in cui si sono svolte le elezioni è stato determinato da due arresti di militari con velleità politiche (l'ex-capo di Stato maggiore egiziano Sami Anan e il colonnello Ahmed Konsowa) e dal ritiro con denunce di intimidazioni da parte di altri due esponenti di spicco (un nipote dello storico presidente Anwar Sadat e il difensore dei diritti umani Khaled Ali). Più controversa la vicenda che ha portato al ritiro, formalmente non-polemico, dell'ex-premier Ahmed Shafiq.

Per spingere ad andare alle urne, sui media sono emersi episodi di voto di scambio con palesi promesse di fogne migliori, tasse universitarie ridotte, pellegrinaggi alla Mecca gratuiti e perfino soldi alle chiese cristiane. La denuncia di presunti pagamenti in denaro a singoli elettori però è costata l'apertura di un fascicolo presso la temuta Alta procura per la sicurezza dello Stato secondo il quotidiano indipendente Al Masry Al Youm: solo l'ultimo di numerosi media finiti nei guai nell'Egitto che sarà di Sisi almeno fino al 2022.

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