MONDO
21.09.16 - 20:050

«La pena di morte non è la risposta giusta»

Nuovo affondo dell'Italia nella battaglia sulla moratoria delle esecuzioni capitali. «Il terrorismo ha portato ad una crescente richiesta di sicurezza»

NEW YORK - Nuovo affondo dell'Italia al Palazzo di Vetro nella battaglia sulla moratoria delle esecuzioni capitali: «La pena di morte non è la risposta giusta», ha detto il ministro degli esteri italiano Paolo Gentiloni ribadendo l'impegno a lavorare «con tutti i partner» per consolidare i risultati del passato e per garantire il più ampio sostegno alla nuova risoluzione che verrà presentata questo autunno al voto dell'Assemblea Generale.

Con il segretario generale Ban Ki moon, Gentiloni ha co-presideuto, in occasione della 71ma Assemblea Generale, l'evento "Moving away from the death penalty: the voices of victims", organizzato dall'Italia congiuntamente con Argentina, Francia e l'Ufficio dell'Alto Commissario per i Diritti Umani (OHCHR).

Sia Gentiloni che Ban hanno espresso preoccupazione perché il quadro internazionale che accoglierà il documento è mutato dal 2014, quando la risoluzione ottenne un record di 117 voti favorevoli.«È aumentata nei nostri Paesi la minaccia terroristica e del crimine violento. C'è una richiesta crescente di sicurezza e di una forte risposta internazionale», ha detto il ministro. E se è vero che molti Paesi hanno abolito la pena di morte negli ultimi anni, sviluppi opposti sono avvenuti in altri Paesi che hanno ripreso le esecuzioni sulla scia dello shock di attentati e della minaccia dell'Isis.

«La pena di morte è crudele e disumana», ha detto Ban secondo cui «il diritto alla vita è fondamentale, toglierla è la massima negazione dell'umanità». Tutti, secondo il Segretario Generale, dovrebbero rendersi contro dell'ingiustizia delle esecuzioni, e tuttavia, secondo Gentiloni, i sostenitori della moratoria avranno successo solo se «sapranno dialogare e promuovere un dibattito a tutti i livelli: tra singoli individui, all'interno della società e le istituzioni, tra i Paesi».

Parallelamente si tratta di lavorare con i partner per sviluppare strategie efficaci di prevenzione della criminalità e promuovere sistemi giudiziari sempre più giusti combattendo l'impunità e assicurando l'accesso alla giustizia per le vittime. Solo così - ha osservato il ministro - sarà possibile mantenere e consolidare l'innegabile trend di lungo periodo: nel 2004 c'erano 79 Paesi abolizionisti contro 70 nel 1999; oggi in 107 Paesi il boia e' stato mandato in pensione.

 

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