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REGNO UNITO
18.08.19 - 20:510

«Se sarà no deal, a rischio stock di farmaci e cibo»

È un futuro apocalittico quello che aspetta la Gran Bretagna nel caso di una Brexit senza accordo stando a un documento segreto del governo

LONDRA - Gravi carenze di cibo, medicine, carburante. Confine rigido con l'Irlanda, caos nei porti, difficoltà per i viaggiatori britannici negli aeroporti, aumento della tensione sociale. È un futuro apocalittico quello che aspetta la Gran Bretagna nel caso di una Brexit senza accordo stando a un documento segreto del governo pubblicato dal Sunday Times.

Un dossier "ufficiale e sensibile" diffuso secondo una fonte di Downing Street da un ex ministro proprio alla vigilia del primo viaggio all'estero da premier di Boris Johnson per due cruciali colloqui con la cancelliera tedesca Angela Merkel e il presidente francese Emmanuel Macron in vista del summit del G7 di Biarritz. E nel giorno in cui il governo, con un gesto atteso ma con un forte valore politico, ha firmato la misura per annullare l'atto del 1972 che sanciva l'adozione delle leggi europee da parte del Regno Unito.

Chiamato in codice 'Operation Yellohammer' (il nome in inglese di un uccellino, lo zigolo giallo), il piano era in realtà già trapelato a settembre dell'anno scorso ma solo in forma di foto rubata a qualcuno che usciva dagli uffici del governo a Whitehall tenendolo sotto il braccio. Poco si riusciva a capire dall'immagine sfocata se non che si trattava di "piani di emergenza in caso di no-deal". E notizie di possibili carenze o aumenti vertiginosi dei prezzi di beni essenziali si erano rincorse negli ultimi mesi.

Il piano rivelato dal Sunday Times, e poi anche dal Guardian, risalirebbe però ad un mese fa e descrive un quadro molto più dettagliato e di conseguenza più preoccupante. Soprattutto alla luce del termine del 31 ottobre, data definitiva del divorzio del Regno Unito da Bruxelles, e degli incontri tra Johnson come Merkel e Macron mercoledì e giovedì prossimi. Nel documento si parla, ad esempio, del rischio che l'85% dei camion che attraversano la Manica non siano pronti per la dogana francese in caso di mancato accordo e potrebbero generare caotiche file di attesa di giorni, mandando i porti in tilt per almeno tre mesi. Dopo poco si farebbe sentire la penuria di molte merci primarie.

Secondo Whitehall, la fornitura di medicinali e cibo potrebbe «essere suscettibile di gravi e lunghi ritardi», con un aumento dei prezzi e ricadute sui redditi delle persone più povere. Il documento mette in evidenza inoltre il pericolo che le imposte sulle importazioni di benzina portino alla chiusura di due raffineria con la conseguente perdita di «2'000 posti di lavoro».

Una fonte di Downing Street ha spiegato alla Bbc che il documento è stato diffuso da un ex ministro per influenzare i colloqui tra il premier e i leader europei ed è stato elaborato «quando i ministri stavano facendo ostruzionismo su ciò che andava fatto per prepararsi all'uscita e i fondi non erano disponibili». Michael Gove, il ministro delegato per intensificare preparativi dei piani di emergenza in vista dell'eventuale hard Brexit, prova a gettare acqua sul fuoco commentando su Twitter che il documento in questione si riferisce al peggiore dei casi ed è vecchio. Ma una fonte di Whitehall che ha parlato con il Sunday Times sostiene tutto il contrario. «Non si tratta di un 'Progetto Paura', ma la previsione più realistica di ciò che la gente dovrà affrontare in caso di no deal. Si tratta di scenari ragionevoli e basilari».

Intanto 100 deputati hanno scritto una lettera al primo ministro chiedendogli di riconvocare immediatamente il parlamento e di tenerlo in seduta permanente fino al giorno in cui il Regno Unito lascerà l'Ue. «Siamo sull'orlo di una crisi economica», scrivono i parlamentari. «Bisogna che la voce del popolo britannico sia ascoltata e che il suo governo sia sottoposto ad un controllo adeguato». Sull'edizione domenicale del Guardian è tornato a parlare il leader dell'opposizione laburista Jeremy Corbyn ribadendo che la sua nomina a premier ad interim «è la soluzione più semplice e democratica per evitare il no deal».

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