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20.04.19 - 17:540

Case più smart, ma in 10 anni potrebbero decidere per noi

«La tua casa intelligente è una prigione intelligente e non c'è via di scampo», ha dichiarato Amy Webb, docente dalla New York University Stern School of Business

NEW YORK - Vivere in case automatizzate, dove si può far partire la lavatrice o regolare il termostato soltanto con un comando vocale o un'app renderà la nostra vita più facile. Ma potrebbe, entro dieci anni, anche trasformarla in una specie di "prigione" in cui è il forno a decidere cosa si mangia mentre il garage ci costringe a non usare la macchina per fare esercizio fisico. E' la visione un po' estrema e distopica ma suggestiva di Amy Webb, docente alla New York University Stern School of Business e fondatrice del Future Today Institute.

«La tua casa intelligente è una prigione intelligente e non c'è via di scampo», ha raccontato Amy Webb al festival South by Southwest che si è tenuto ad Austin, in Texas. «Il forno a microonde potrebbe sapere che siete a dieta e non preparare il popcorn. La lavatrice, programmata per risparmiare energia, potrebbe decidere che si può andare avanti un altro giorno con gli stessi jeans. E il garage sostenere che dovreste camminare fino al lavoro»: questi gli esempi ipotizzati dalla Webb durante la conferenza e riportati dal sito Fast Company. «Puoi scollegare il tuo forno a microonde, ma non puoi scollegare l'intera famiglia dal sistema», ha aggiunto la futurologa, lasciando intendere che la nostra vita 'smart' diventerà sempre più dipendente da una grande azienda tecnologica, al punto che non saremo più in grado di sfuggire "al sistema operativo in cui viviamo".

Sono tre secondo Amy Webb i fattori che favoriranno questo scenario. Il primo è la proliferazione dei dispositivi 'smart' sempre più presenti nelle nostre case, dai termostati a, appunto, il forno microonde. E i dati fanno registrare una crescita costante. Secondo gli analisti della società Idc, tra il 2019 e il 2023 nel mondo i dispositivi connessi saranno 1,6 miliardi. Anche in Italia, spiega l'Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano, il mercato ha fatto un balzo del 35%, raggiungendo un valore di 5 miliardi di euro.

Altro fattore che sosterrebbe questo scenario, spiega la Webb, è la diffusione degli 'smart speaker', gli altoparlanti che hanno un assistente vocale: rispondendo ai nostri comandi e richieste incamerano sempre più informazioni. Anche questi dispositivi sono sempre più integrati nelle nostre case. Tornando al banale esempio del popcorn, non solo l'assistente vocale sa a che ora si decide di mangiare uno snack fuori pasto, ma può capire dalla voce anche in che stato d'animo siamo.

A completare questo quadro di automatizzazione, il fatto che tutte i big della Silicon Valley, da Google ad Amazon ad Apple, si stiano occupando di salute, spesso in partnership con ospedali e assicurazioni. Anche in questo caso possono venire a conoscenza di dati sanitari o sullo stile di vita di una persona. «Se Amazon sapesse che mangi popcorn ogni notte prima di andare a letto, la tua assicurazione costerebbe di più? O il garage si bloccherebbe per incoraggiarti a camminare?», si chiede Amy Webb. Quello di essere chiusi in un sistema operativo e senza privacy non è però l'unica preoccupazione legata alla 'smart home'. La minaccia più contingente al momento arriva dal cybercrime che, come fa per computer e smartphone, può già entrare in questi dispositivi connessi e rubare i nostri dati.
 
 

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