Keystone / AP
INDONESIA
14.10.18 - 16:460

L'offerta di collaborazione cinese a Trump

Il governatore della Banca centrale cinese Yi Gang ha rilanciato il suo appello alla «composizione» delle differenze nell'ultimo giorno delle assemblee di Fmi e Banca mondiale

BALI - La guerra del commercio, con lo scontro in atto tra Cina e Usa, pone «enormi incertezze davanti a noi» e «il mondo intero deve lavorare insieme a soluzioni costruttive».

Il governatore della Banca centrale cinese Yi Gang ha rilanciato il suo appello alla «composizione» delle differenze nell'ultimo giorno delle assemblee di Fmi e Banca mondiale, dove il braccio di ferro tra le prime due economie del pianeta è stato ampiamente segnalato tra i fattori di maggior rischio per l'economia globale.

A Bali, in Indonesia, gli incontri dei ministri delle Finanze e dei governatori delle banche centrali del G20 hanno esplorato i modi per raffreddare gli effetti dell'aumento delle tensioni commerciali, senza concordare soluzioni concrete (e la stessa dichiarazione congiunta), lasciando la soluzione del problema al summit G20 del mese prossimo e soprattutto su basi bilaterali.

Domani, l'attenzione sarà sui mercati finanziari dopo una settimana di perdite e turbolenze causate dai timori che gli aumenti dei tassi Usa possano favorire la fuga dei capitali dai mercati emergenti e dall'incertezza sul commercio.

Nicolas Dujovne, ministro del Tesoro dell'Argentina e presidente di turno del G20, ha detto nella conferenza stampa di venerdì che i Paesi membri avevano concordato sul commercio come «importante motore di crescita» riconoscendo la necessità di «risolvere le tensioni che possono influenzare negativamente il mercato e aumentare la volatilità finanziaria».

Il G20, però aveva i suoi limiti, suggerendo che l'accesa disputa commerciale tra Stati Uniti e Cina fosse risolta solo bilateralmente. «Parte delle tensioni dobbiamo risolverle tra membri: il G-20 può fornire una base per la discussione, ma ovviamente le differenze che persistono dovrebbero essere risolte dai membri direttamente coinvolti», ha aggiunto Dujovne.

Il presidente americano Donald Trump e l'omologo cinese Xi Jinping potrebbero vedersi a margine del summit di Buenos Aires, a novembre. Il tycoon, con l'imposizione dei dazi all'import del "made in China", ha iniziato la campagna per correggere il deficit strutturale nell'interscambio con Pechino e le pratiche commerciali come il trasferimento forzato di tecnologia dalle società americane a quelle cinesi, condizione de facto - è l'accusa - per poter operare nel Dragone. Pechino ha risposto con analoghe misure su prodotti americani.

Scenari incerti che hanno spinto il Fmi, nelle sue ultime stime sulla crescita, a tagliare al 3,7% quella globale sia nel 2018 sia nel 2019, con un taglio in entrambi i casi dello 0,2%.

 

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