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STATI UNITI
11.10.18 - 22:000

Trema Wall Street, Trump attacca: «È colpa della Fed»

Secondo molti il tycoon scaricando la responsabilità sulla banca centrale vuole salvare le sue politiche economiche, anche quelle commerciali

NEW YORK - Wall Street in altalena cerca di girare pagina e interrompere la serie negativa. Dopo il mercoledì nero, la seduta peggiore degli ultimi otto mesi, la borsa americana tenta il rimbalzo ma senza grandi successi: la giornata è caratterizzata da un'elevata volatilità dopo i cali registrati sulle piazze finanziarie asiatiche e del Vecchio Continente. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump non ha dubbi: la correzione a Wall Street è causata dalla Fed ormai «impazzita e fuori controllo».

L'attacco frontale alla banca centrale, il più pesante finora di Trump, va avanti per ore. Dalla chiusura di Wall Street di mercoledì, il presidente americano coglie tutte le occasioni a disposizione per ribadire il suo concetto: una Fed "loca" - dice usando lo spagnolo - che sta commettendo un grande errore, e portando avanti una politica monetaria troppo stringente in un contesto di inflazione contenuta.

Trump si dice "deluso" da Jerome Powell ma assicura: «Non lo licenzierò». A difendere il presidente della Fed ci pensa Christine Lagarde: «Non assocerei Powell con l'idea di pazzia» dice sorridendo la direttrice generale del Fondo monetario internazionale (Fmi).

Molti osservatori leggono nell'attacco di Trump un mettere le mani avanti da parte del presidente, che sta cercando 'in anticipo' un colpevole nel caso in cui la partita sui dazi con la Cina finisse nel peggiore dei modi. Un 'colpevole' che - secondo gli analisti - il tycoon vede nella Fed. Scaricando la responsabilità sulla banca centrale, Trump 'salva' infatti le sue politiche economiche, anche quelle commerciali.

Al di là dei timori per un aumento di tassi, ad agitare Wall Street è proprio l'ipotesi di una guerra commerciale fra Washington e Pechino: uno scontro che rischia di avere conseguenze pesanti. La Cina, commentano gli analisti, potrebbe ricorrere come 'extrema ratio' a quella che è considerata l''opzione nucleare', ovvero scaricare il debito americano.

Pechino, maggiore creditore degli Stati Uniti con oltre 1000 miliardi di dollari di titoli di stato americani in portafoglio, potrebbe infatti decidere di sospendere gli acquisti o, ancora peggio, vendere sul mercato i Treasury.

Un'ipotesi che fa tremare e alimenta l'incertezza in attesa dell'apertura della stagione delle trimestrali, considerate un 'termometro' per capire l'impatto dei dazi sulle grandi società americane. Non basta a rassicurare neanche un'inflazione americana sotto le attese, in aumento dello 0,1%: gli investitori continuano la loro fuga dai titoli azionari innescata dal balzo dei rendimenti sui titoli di stato americani.

Il Dow Jones dopo essere arrivato a perdere oltre l'1,2% procede in territorio negativo per rosso. Il Nasdaq è il più volatile e trascorre la seduta fra alti e bassi, lo S&P 500 pur con perdite contenute è in deciso calo. In questo contesto l'attacco di Trump alla Fed è un'ulteriore complicazione perchè si rischia di avere l'effetto opposto di quello chiesto dal presidente: spingere la Fed ad alzare tassi per dimostrare la sua indipendenza dalla politica.

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