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STATI UNITILa prima retina umana coltivata in laboratorio

11.10.18 - 20:00
La ricerca getta le basi allo sviluppo di terapie per alcune forme di cecità ai colori come il daltonismo
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La prima retina umana coltivata in laboratorio
La ricerca getta le basi allo sviluppo di terapie per alcune forme di cecità ai colori come il daltonismo

NEW YORK - Coltivata in laboratorio la prima retina umana: ha permesso di comprendere come si sviluppano le cellule che consentono di vedere a colori e getta le basi allo sviluppo di terapie per alcune forme di cecità ai colori come il daltonismo. Descritta su Science, la retina è stata ottenuta dai biologi dell'americana Johns Hopkins University, guidati da Kiara Eldred.

Finora erano state ottenute retine di topo che però non hanno la vista a colori come l'uomo e di conseguenza non permettono di comprendere come si sviluppano le cellule responsabili della percezione dei colori.

«Se comprendiamo come si sviluppano queste cellule, siamo più vicini alla possibilità di curare le persone che non vedono i colori o li vedono in modo alterato», ha detto Eldred.

Le retine umane in provetta sono state fabbricate a partire da cellule staminali pluripotenti indotte (Ips), ossia cellule adulte che vengono fatte tornare bambine grazie a un mix di geni. Queste cellule sono state indotte a svilupparsi in cellule della retina e sono state la base per coltivare in provetta il tessuto completo che ha impiegato 300 giorni per diventare una retina a tutti gli effetti.

Durante lo sviluppo dell'organo, i ricercatori hanno osservato nel dettaglio come si sviluppano le cellule che ci permettono di vedere i colori, ossia i tre tipi di fotorecettori a cono che rispondono a diverse lunghezze d'onda della luce in base ai loro pigmenti. Quando queste cellule si sviluppano in modo anomalo si possono infatti sviluppare forme di cecità ai colori.

È stato scoperto che le cellule che permettono di vedere il colore blu sono quelle che si formano per prime, seguite da quelle che permettono di vedere il rosso e il verde. Inoltre, la chiave dello sviluppo dei fotorecettori è l'ormone prodotto dalla tiroide, le cui concentrazioni non sono controllate dalla tiroide, che ovviamente non è nella provetta, ma interamente dal tessuto stesso.

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